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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi
Dopo aver lavorato tutto il giorno, di solito faccio una camminata sull’erta collinare dove abito, chiamata Zürichberg. Qui salendo arrivo al cimitero dove c’è la tomba di Joyce, non lontano dallo zoo dove sono messi in mostra animali di varie provenienze. La tomba è una semplice lapide rasoterra, da cui sorge una statua di bronzo con i tratti del nostro autore. Corpo dinoccolato, accartocciato in un rilassamento pensoso, con gambe accavallate, Joyce guarda verso il cespuglio alla sua destra. Si direbbe un uomo snodabile che sta pensando ad acrobazie da compiere, mentre arrivano dei visitatori a rendergli omaggio come acrobata letterario, dopo aver visitato lo zoo.
Direi che l’idea dell’acrobata letterario si adatti bene al personaggio raffigurato in quella statua, perché Joyce era come uno che ha volato da un trapezio all’altro in un tendone da circo. Il che mi fa tornare in mente una passione diffusa tra letterati e artisti nella Parigi fin de siècle: la passione per l’acrobata da circo, che si alzava in voli iperbolici, al di sopra del prosaico mondo dei borghesi e bottegai. Joyce è arrivato a Parigi nel 1902, e gli è rimasto qualcosa di quel modo per sorvolare la prosa del mondo, con voli del pensiero che ci portano di qua e di là, in invenzioni fuori ordinanza.
Quei voli della mente, con giochi di variazioni, producono nel lettore l’accavallarsi di linee narrative molto diverse. Ma il risultato può essere tutt’altro, con il lettore che si confonde, e stanco dei giochi della mente mette l’Ulisse quasi subito da parte. Questo risultato mi sembra emergere anche dalla tomba e statua di Joyce, come un luogo di visite turistiche, senza più voli del pensiero (è passato molto tempo da quegli acrobati della letteratura, e i nuovi arrivati non disprezzano più i borghesi e i bottegai - anche perché ora ci sono i supermercati, e più nessun bisogno di voli del pensiero).

— (Gianni Celati, «Joyce a Zurigo» - su Einaudi.it)


1 nota Tags: l'odore della blogsfera gente che sa scrivere ben(e)detto lapidi

Allora, per Puškin, fu molto importante la njanja, la nutrice, Arina Rodionovna, che gli raccontava, da piccolo, le fiabe popolari, e alcune Puškin poi le ha riescritte, e sono diventate celebri in tutto il mondo, come quella del pesciolino d’oro e quella lingua lì, la lingua della njanja, la lingua popolare, la lingua degli oggetti, delle mani, della fatica, la lingua parlata, Puškin l’ha portata nella letteratura, ne ha fatto la lingua della letteratura e alla njanja di Puškin, una contadina, una serva della gleba, una serva, a Pskov, che è la regione dove c’erano i possedimenti della famiglia di Puškin, hanno fatto un monumento, così come da noi, in Toscana, avrebbero potuto fare un monumento alla donna di servizio toscana di Manzoni, alla quale, continuamente, Manzoni chiedeva come si dicevano le cose in toscano, mentre lavorava alla nuova stesura dei Promessi sposi.


3 note Tags: l'odore della blogsfera ben(e)detto gente che sa scrivere

Ieri, 4 Maggio 2013, c’è stata una memorabile edizione della Neil Young Convention. […] Quest’anno con mia moglie abbiamo portato il nostro banchetto per il Canile di Arceto, dove vendiamo vinili, Cd, libri, vestiti ecc…C’è della bella roba. Molte persone comprano e tornano. E’ andata molto bene. Ma non volevo parlare di questo.
A un certo punto, ieri pomeriggio arriva un ragazzino di 8 anni con una stampella, si avvicina e con una decisione che non avevo mai visto in un ragazzino del genere chiede “Cos’hai di FUNKY?”.
Io do un’occhiata al banco dei CD e non è che abbia tantissimo, però trovo “I just can’t help myself” di Terry Callier a 3 euri e gli dico “Cavoli, questo è tosto.” Lui guarda, lo mette da parte. “E POI?” chiede, sempre con quel tono che nei telefilm di Starsky e Hutch hanno gli spacciatori portoricani.
E poi non mi ricordo, che ero un attimo stupefatto dalla situazione, ma qualcos’altro l’ho trovato, sempre a 3 euri. Poi guardando in giro vedo “PLAY” di Moby e gli dico “Anche questo potrebbe piacerti” e sono ancora intontito dal fatto che sto parlando con un bambino di 8 anni. Lui prende il disco di Moby, lo gira e poi dice “Nooo… è bianco, non mi interessa”.
Si volta verso sua madre e dice “Mamma, due cd di funky a 6 euro. E’ un buon investimento”. La mamma tira fuori i soldi e lui, tutto contento, si mette in saccoccia i due cd.
Sono basito. Il prossimo anno mi porto un dischetto minore di Fela Kuti e glielo regalo, quasi quasi.


3 note Tags: pensa te roba nera l'odore della blogsfera La Musica è finita

Il nesso obliquo (Stefano Bartezzaghi, Il Fantozzi della lingua italiana; appendice a Paolo Villaggio, Fantozzi, rag. Ugo - La tragica e definitiva trilogia; Rizzoli, 2013)

Il nesso obliquo (Stefano Bartezzaghi, Il Fantozzi della lingua italiana; appendice a Paolo Villaggio, Fantozzi, rag. Ugo - La tragica e definitiva trilogia; Rizzoli, 2013)


12 note Tags: l'odore della carta ben(e)detto pensa te

zalesthebard:

Ieri sera.
Ieri sera sono andato ad un reading. 
Un reading di quelli di http://prosadomenica.altervista.org
Leggevano cose di Fruttero e Lucentini e cose su Fruttero e Lucentini e cose per Fruttero e Lucentini che hanno scritto libri belli e un libro bellissimo che ti fa venir voglia di scrivere, ma Einaudi non lo stampava più, allora i tre eroi dell’internet hanno fatto finchè ora lo ristampano e voi potete comprarlo e leggerlo di nuovo. Ma la storia la spiegano meglio loro e se volete lo leggono di nuovo al Salone del Libro Off a Torino. 
Io mi sa che ci vado di nuovo a sentirli.  

(è stato abbastanza bellissimo)

zalesthebard:

Ieri sera.

Ieri sera sono andato ad un reading. 

Un reading di quelli di http://prosadomenica.altervista.org

Leggevano cose di Fruttero e Lucentini e cose su Fruttero e Lucentini e cose per Fruttero e Lucentini che hanno scritto libri belli e un libro bellissimo che ti fa venir voglia di scrivere, ma Einaudi non lo stampava più, allora i tre eroi dell’internet hanno fatto finchè ora lo ristampano e voi potete comprarlo e leggerlo di nuovo. Ma la storia la spiegano meglio loro e se volete lo leggono di nuovo al Salone del Libro Off a Torino. 

Io mi sa che ci vado di nuovo a sentirli.  

(è stato abbastanza bellissimo)


16 note Tags: la prosa della domenica leggere della roba in pubblico grazie

(camionette di liberazione) (presso Fornace Carena)

(camionette di liberazione) (presso Fornace Carena)


3 note Tags: cose così delle foto bei posti

(pellegrinaggi) il balcone di dante di nanni. (presso Via San Bernardino 14)

«Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.»
(Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, pag.144-145, Feltrinelli, 1967, ristampa 2005)

(pellegrinaggi) il balcone di dante di nanni. (presso Via San Bernardino 14)

«Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.»

(Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, pag.144-145, Feltrinelli, 1967, ristampa 2005)


10 note Tags: forza compagni gente figa un bel po' delle foto bei posti

(ho fatto la spesa) @diegodatorino, @phonk (presso Libreria Tempo Ritrovato)

(ho fatto la spesa) @diegodatorino, @phonk (presso Libreria Tempo Ritrovato)


20 note Tags: delle foto l'odore della carta sci fi nerdismo

(guarda un po) (presso Murazzi del Po)

(guarda un po) (presso Murazzi del Po)


10 note Tags: delle foto gente figa un bel po' bei posti

Innanzitutto, buon Primo Maggio.Noi adesso andiamo a fare un giro. E delle altre cose.

Innanzitutto, buon Primo Maggio.
Noi adesso andiamo a fare un giro. E delle altre cose.


5 note Tags: 1 maggio gite cose da fare la prosa della domenica terremoto