Questo discorso riguarda anche il fenomeno del Sorriso Professionale, un fenomeno fondamentale del terziario; e per quanto mi ricordo, in nessun posto sono stato fatto oggetto di tanti sorrisi professionali quanti sulla Nadir: i maître, gli steward, i responsabili dell’hotel, il direttore di crociera – i loro sottoposti si accendevano come interruttori non appena mi avvicinavo. Ma anche al ritorno sulla terraferma nelle banche, nei ristoranti, al check-in dell’aeroporto, eccetera. Lo conoscete questo sorriso – la strenua contrazione dei muscoli peribuccali con il parziale coinvolgimento degli zigomi – un sorriso che non ce la fa ad arrivare agli occhi e che non è altro che un tentativo calcolato di favorire gli interessi personali di chi sorride facendo finta che gli piaccia colui che riceve il sorriso. Perché i datori di lavoro e i superiori costringono i loro inferiori ad allenarsi nel Sorriso Professionale? Sono forse l’unico cliente in cui grandi dosi di sorrisi del genere producono disperazione? Sono l’unica persona al mondo a essere convinta che la causa del numero crescente di fatti di cronaca in cui persone all’apparenza assolutamente normali cominciano a sparare con pistole automatiche nei centri commerciali, nelle agenzie di assicurazione, nelle cliniche private e nei McDonald’s dipende anche dal fatto che posti del genere sono ben noti vivai di propagazione del Sorriso Professionale? Chi credono di prendere in giro con il Sorriso Professionale? E tuttavia siamo al punto che anche l’assenza di Sorriso Professionale è fonte di disperazione. Tutti quelli ai quali è capitato di comprare un pacchetto di gomme da un tabaccaio di Manhattan, o di chiedere una scatola con la scritta FRAGILE all’ufficio postale di Chicago o un bicchiere d’acqua a una cameriera di Boston conoscono bene l’effetto di abbattimento morale di uno sguardo corrucciato dell’addetto al servizio, e cioè l’umiliazione e il risentimento che si provano per un Sorriso Professionale negato. E oramai il Sorriso Professionale ha perfino invertito il mio risentimento verso l’orribile Atteggiamento Professionale: sto alla larga dal tabaccaio di Manhattan perché provo risentimento non più per il carattere del negoziante o per l’assenza di buona volontà, ma per la mancanza di professionalità nell’avermi voluto negare il Sorriso Professionale. È un bel casino.
— (David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più; minimum fax, 2010; cap. 8, nota 40; le pagine, non so, l’aicoso dice da 151 a 153.)
12 note
Tags: gente che sa scrivere ben(e)detto l'odore degli elettroni