L’immaginario album fotografico di Giuseppe Garibaldi in Sudamerica, cioè quando Garibaldi combatteva col nonno di Borges a Montevideo…
di Fabio Stassi
Primo scatto: Marsiglia, il porto. Nel fondo si distingue con chiarezza la dogana, il faro, l’insenatura. È il 1835. Un uomo di 27 anni aspetta sulla banchina di essere imbarcato su una nave francese, il Nautonnier. Una nave vecchia di tre lustri, 204 tonnellate di stazza. Destinazione Rio de Janeiro, lungo la rotta tradizionale delle Canarie e delle isole di Capo Verde. 70 giorni di navigazione.
L’uomo dichiara di chiamarsi Joseph Pane, ma è un nome falso. In realtà è un italiano. Di Nizza. Un marinaio. Ha già navigato fino al Mar Nero e visto Odessa, Smirne, Costantinopoli, Tunisi. Negli ultimi mesi, si è segnalato come volontario durante la pestilenza di colera che ha flagellato la città. Alcuni dicono che sulla sua testa pende una condanna a morte in contumacia del Re di Sardegna come “nemico della Patria e dello Stato” e membro di una società segreta. Bastano poche parole, con il capitano. Una stretta di mano. Se vuole salire a bordo, si dovrà accontentare di una paga comune, anche se in viaggio dovesse servire da secondo ufficiale. L’uomo sale la passerella. Non ha gli occhi di uno che fugge dal colera. Né da Casa Savoia o dagli austriaci. Ha lo sguardo di uno che va incontro al suo destino, scriverà Dumas padre.