Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi (c'è anche un fotolog)
31.1.2012

(una volta c’era GoogleReader / edizione cumulativa post-polacca: e io che mi pensavo, L’apprendista libraio, Leonardo, Paolo Nori, Un omaggio?, I 400 calci, Bizzarro bazar)

Il dramma dei feedreader dopo una “vacanza” lo conosciamo tutti. Però delle volte, tipo questa, prima di “contrassegnare tutto come già letto”, che di suo è una pratica liberatoria come poche, qualcosa di bello ho leggiucchiato, qualcosa me lo segno come da leggere, e nello specifico:

1. (e io che mi pensavo) Intervista esclusiva a Davide Enia in occasione dell’uscita del suo romanzo Così in terra

In occasione dell’uscita del suo romanzo Così in terra (qui l’ebook), la redazione del blog letterario E io che mi pensavo ha incontrato Davide Enia per una intervista esclusiva.

2. (L’apprendista libraio) Esce l’8 febbraio

Un booktrailer.

3. (Leonardo sul Post) Il nostro uomo a Damasco

1975 anni fa oggi (un anno più uno meno) un piccolo uomo spaventato entra a Damasco, Siria, Impero Romano. Viene da Gerusalemme con una lettera di referenze del Sommo Sacerdote, ma non sa più che farne. L’idea alla partenza era far arrestare e portare davanti al Sinedrio (l’Inquisizione di allora) tutti gli ebrei damasceni appartenenti a una buffa setta eretica appena nata, che non ha ancora un nome: quelli che credono che il Messia degli Ebrei sia un tale crocefisso di recente. Il problema è che il piccolo uomo – Saul si chiama, come il re epilettico meno simpatico della Bibbia – non ci vede più, letteralmente. Strada facendo ha avuto un mancamento, è caduto (da cavallo? non si sa), ha visto una gran luce e forse ha anche sentito una voce, ed è ancora tutto scombussolato. Resterà in questo stato per tre giorni, senza mangiare. Poi fonderà una religione.

4. (Paolo Nori) Consigli

Mi sono accorto oggi di un’intervista di quest’estate, clic, dove dico delle cose insensate (per esempio dico che a Stalingrado ho visto grandi esempi di libertà, e io non ci sono mai stato, a Stalingrado).

5. (Un omaggio?) Storia di un menomato

Vedete a che guasti può portare l’ossessione per il proprio aspetto esteriore…! Io, ad esempio, sono (o meglio, lo ero: adesso sono solo un vecchio), io sono, dicevo, un uomo nient’affatto brutto, con un bel naso franco e diritto, capelli folti e lisci, di un colore tra castano e rossiccio, e labbra gentili, forse un po’ femminee, rese però meno equivoche da un mento piuttosto forte. Ma sono sempre stato miope, di una miopia sempre meno trascurabile man mano che passavo giorni e anni sui manuali di scuola e su altri accidenti dello studio e del lavoro. Solo che mi ero messo in testa che stessi male con gli occhiali; allora, in ogni occasione anche vagamente pubblica (anche se si trattava solo di un’uscita con gli amici, per dire), evitavo di presentarmi coi miei buffi occhiali d’osso - oh! detta così fa ridere: ma all’epoca, vi assicuro, erano occhiali normali… - e rinunciavo, di fatto, a gran parte delle mie facoltà visive.

6. (I 400 calci) Libri di sangue: I Know What You Did Last Summer

In cui ci diamo coraggiosamente alla letteratura, e vi andiamo a recuperare quei casi in cui un film è diventato talmente più famoso del libro da cui è stato tratto che probabilmente ne ignoravate o avevate dimenticato le origini. Chicche nascoste, tradimenti per il meglio e altre rivelazioni che non avreste immaginato.

7. (Bizzarro bazar) Maschere mortuarie

Le maschere mortuarie sono una delle tradizioni più antiche del mondo, diffusa praticamente ovunque dall’Europa all’Asia, all’Africa. Così come assieme al cadavere venivano spesso lasciati viveri, armi o altri oggetti che potessero servire al morto nel suo viaggio verso l’aldilà, così spesso coprire il volto con una maschera garantiva al suo spirito maggiore forza e protezione. Nelle tradizioni africane, queste maschere erano minacciose e terribili, per spaventare ed allontanare i dèmoni dall’anima del defunto. Nell’antico bacino del Mediterraneo, invece, la maschera veniva forgiata stilizzando le reali fattezze del morto: ricorderete certamente le più famose maschere funerarie, quella di Tutankhamen e quella attribuita tradizionalmente ad Agamennone.

Poi, basta, ho “contrassegnato tutto come già letto”. E adesso sto bene.

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