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L’altro giorno a scuola una bambina trascinava una bambola di stoffa per i piedi, a pancia in su, la trascinava in giro per l’aula. Le ho chiesto se stava nascondendo le prove.
[…] una bambina di quattro anni giocava nell’angolo cucina con uno suo compagno di tre anni. Sono grandi amici, quei due. Ad un certo punto il piccolo inizia a piangere forte, molto forte. La mia collega si avvicina. Lui piange così forte che ci vuole un po’ per calmarlo. Intanto l’amica sua è seduta sulla seggiolina, è seduta comoda, direi che è proprio sbragata con una gamba accavallata sull’altra, un braccio sulla spalliera della sedia mentre con la mano libera sta cercando una caccola nel naso, è molto occupata e concentrata in questa operazione, tanto da strabuzzare gli occhi. Ogni tanto si ferma e guarda il compagno che piange come un disperato ma non si scompone, la caccola è ancora lì, c’è da fare. Il suo amico spiega alla mia collega che lei lo ha appena morsicato. Lei non ha tempo di discutere di questa cosa, deve cercarsi la caccola.
[…] Mentre la mia collega consolava il piccolo morsicato dalla bambina, ancora comoda sulla sua sedia con il braccio sulla spalliera, è passata la bambina che trascinava la salma-bambola per i piedi.
Delle volte mi sembra di lavorare in un bar di periferia.