Your web-browser is very outdated, and as such, this website may not display properly. Please consider upgrading to a modern, faster and more secure browser. Click here to do so.

Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi
— Ma è orribile! — esclamò Arthur. — È la cosa più abominevole che mi sia mai toccato di sentire.
— Che cosa c’è che non va, terrestre? — chiese Zaphod, esaminando l’enorme deretano dell’animale.
— C’è che non voglio mangiare una bestia che mi sta davanti agli occhi viva e che mi invita a mangiarla — disse Arthur. — È disumano.
— È sempre meglio che mangiare un animale che non vuole essere mangiato — disse Zaphod.
— Non è questo il punto — protestò Arthur. Poi ci pensò un attimo e disse: — E va be’, forse è proprio il punto, ma adesso non ho nessuna voglia di pensarci. Perciò mi limiterò a… ehm… a mangiare un piatto di insalata.
— Posso esortarvi a prendere in considerazione il mio fegato? — disse la bestia. — A quest’ora dovrebbe essere tenerissimo e molto nutriente, perché sono mesi che mi sottopongo a una dieta abbondante e ipervitaminica.
— Un piatto di insalata — disse Arthur, con enfasi.
— Un piatto di insalata? — grugnì l’animale, rivolgendo ad Arthur un’occhiata di rimprovero.
— Non vorrete dirmi per caso che faccio male a prendere un piatto di insalata? — disse Arthur.
— Be’ — disse l’animale — conosco molte piante d’insalata che non esiterebbero a rispondervi di sì. Ed è proprio per questo che alla fine, per porre un rimedio al problema, si è deciso di allevare un animale che volesse veramente essere mangiato e fosse in grado di dirlo chiaramente, senza mezzi termini. Ed eccomi qui, infatti.
Fece un piccolo inchino.
— Allora io prendo un bicchier d’acqua — disse Arthur.
— Senti — disse Zaphod — vogliamo mangiare, non filosofare. Quattro bistecche di prima qualità, per favore. E in fretta. Sono cinquecentosettantaseimila milioni di anni che non mettiamo qualcosa sotto i denti.
L’animale si alzò faticosamente in piedi, con un lieve grugnito soddisfatto. — Un’ottima scelta, signore, se mi consente. Davvero ottima. Vado subito a spararmi.
Si girò e strizzò l’occhio ad Arthur con aria amichevole.
— Non preoccupatevi, signore — disse. — Sarò molto umano con me stesso.

— (Douglas Adams, Ristorante al termine dell’universo; 1980)


40 note Tags: l'odore degli elettroni cose di mangiare sci fi

  1. soniapuntogi ha rebloggato questo post da manyinwonderland
  2. fantasiaesoffitta ha rebloggato questo post da batchiara
  3. nuschet ha rebloggato questo post da microlina
  4. allgoldnotglitters ha rebloggato questo post da kon-igi
  5. patchanka ha rebloggato questo post da kon-igi
  6. fraintendimenti ha rebloggato questo post da kon-igi
  7. mymindwalls ha rebloggato questo post da batchiara
  8. caffelattepercena ha rebloggato questo post da kon-igi
  9. microlina ha rebloggato questo post da kon-igi
  10. kon-igi ha rebloggato questo post da batchiara
  11. cidibee ha rebloggato questo post da batchiara
  12. withoutcube ha rebloggato questo post da batchiara
  13. batchiara ha rebloggato questo post da manyinwonderland
  14. postato da manyinwonderland