(Ho due libri e un kindle, nella borsina dello sfollato. Ma niente, non ci riesco.)
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IMPORTANTE PER AIUTO AZIENDA TERREMOTATA
Su invito di Gianluca (che ora ha il blog giù), segnalo che è possibile - per chi abita nei pressi delle zone colpite dal terremoto - acquistare del #parmigianocaduto. L’azienda da aiutare è questa http://www.aziendacasumaro.altervista.org/, qui è possibile fare l’ordine http://j.mp/Kycd3n
(RT per favore)
(Poi è anche buono. Utile e dilettevole. E come a noi maschietti emiliani ci dicono i nonni quando siam piccoli: dai che se lo mangi ti viene il pistolino duro.)
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![Siamo stati sul Treno della Memoria, da Carpi ad Auschwitz, qualche settimana fa. Abbiamo provato a raccontarvelo su No Borders Magazine, in due parti. La prima, il treno, è uscita mercoledì scorso ed è qui. La seconda parte, la memoria, è qui.
[Quelli nella foto lì sopra sono alcuni dei sopravvissuti di Auschwitz e Birkenau. Dopo averli incontrati, sono tornato a casa con un concetto nuovo del termine sopravvissuti.]](http://25.media.tumblr.com/tumblr_lzsfp8mfxx1qa7fdyo1_500.jpg)
Siamo stati sul Treno della Memoria, da Carpi ad Auschwitz, qualche settimana fa. Abbiamo provato a raccontarvelo su No Borders Magazine, in due parti. La prima, il treno, è uscita mercoledì scorso ed è qui. La seconda parte, la memoria, è qui.
[Quelli nella foto lì sopra sono alcuni dei sopravvissuti di Auschwitz e Birkenau. Dopo averli incontrati, sono tornato a casa con un concetto nuovo del termine sopravvissuti.]

Siamo stati sul Treno della Memoria, da Carpi ad Auschwitz, un paio di settimane fa. Adesso proviamo a raccontarvelo su No Borders Magazine, in due parti. La prima, il treno, è qui.
[…] Ero stato ad Auschwitz con la fondazione Fossoli, cinque giorni. Eravamo andati in treno. Eravamo andati da Carpi a Cracovia. Poi da Cracovia, in corriera, tutti i giorni andavamo sui campi, se così si può dire, ad Auschwitz e a Birkenau. Tutto il giorno sui campi, a quindici sotto zero, al vento, a tagliarsi la faccia. E dopo indietro a Cracovia. E di sera, tutte le sere, a veder gli spettacoli, al cinema Kijow, i primi due giorni, poi in una discoteca polacca nel quartiere universitario. Una discoteca che si doveva chiamare Officina Metallurgica e invece non si chiamava così. Si chiamava Studio zero, o Club studio, o qualcosa del genere. E, si vede avevano appena lavato i pavimenti, c’era un gran odore di detersivo.
Eravamo in settecento.
E lo storico Carlo Saletti diceva: «Siamo qui in massa».
E a me veniva da pensare: “Siamo qui insieme”.
C’erano delle cose complicate, lì ad Auschwitz.
La cosa più complicata, mi sembra, era: tutta questa bontà. Esser lì insieme a settecento studenti, tutta questa bontà. Ma lì io non ci pensavo, ci penso adesso che sono tornato: tutta questa bontà. Noi, siamo abituati che essere buoni c’è da avere vergogna, mi sembra. Noi siamo abituati così. Non in Polonia, in Italia.
Agli studenti, uno, non sa cosa dirgli.
A uno studente di diciassette anni, che è lì ad Auchwitz e a Birkenau, in gennaio, con quindici gradi sottozero, a tagliarsi la faccia, uno, cosa gli dice? Uno magari non gli dice niente.
[…] E ti viene in mente Dickens, che da qualche parte racconta che quando, da piccolo, andava a scuola, c’era un insegnante che prendeva sempre in giro un ragazzo che non era sveglissimo; «E noi, – scrive Dickens, – cani, ridevamo». E che forse comincia tutto lì. E che in quel senso, solo in quel senso, tu riesci a capire quello che dice lo storico Carlo Saletti che dice che la cultura è il miglior alleato della barbarie, e lui ti sembra non lo dica in quel senso. E difatti è per quello che il compositore Carlo Boccadoro dice che quella, adesso riassumo, è una gran puttanata. E in tutto il vagone ristorante, siete in treno, state tornando, si accende una discussione e sono tutti intorno a Carlo Saletti a chiedergli: «Ma cosa dici?». E lui dice che quello che voleva dire era che «La cultura non ti immunizza dalla barbarie». E gli altri dicono «Ahhhh». E una ragazza di diciassette anni ti chiede «Ma come faccio, a capire quello che devo fare?». E tu le rispondi che non lo sai. E di portare pazienza. E che se sta attenta, forse, se ne accorge da sola.
(Con questo pezzo e quello del 2009, ecco, io che ci son stato per la prima volta la settimana scorsa, ad Auschwitz, col treno della memoria, direi che possiate farvi un’idea abbastanza precisa di come si sta, di cosa si prova, di come si torna.)
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(adesso possiamo tornare a casa) ciao Cracovia. (Taken with instagram)
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(Birkenau significa paese delle betulle) (Taken with instagram)