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E poi remare, e panini, e il grande che rema già come un uomo mentre il piccolo spinge forte contro i remi che sono sopra la sua testa, e ridono, e E’ bellissimo babbo, peccato che non c’è la mamma, anche se è freddo. Ci sarà presto! e torniamo a casa dopo due ore così intrisi di mare che ancora il gatto ci lecca.

Non sono adatto più per lo spumante (Aleksandr Puškin, Eugenio Oneghin; trad. Ettore Lo Gatto; Quodlibet, 2008)

Il nesso obliquo (Stefano Bartezzaghi, Il Fantozzi della lingua italiana; appendice a Paolo Villaggio, Fantozzi, rag. Ugo - La tragica e definitiva trilogia; Rizzoli, 2013)
Caro giovane scrittore,
voglio condividere con te un segreto che mi ha aiutato molto negli ultimi tempi. Avrai notato, immagino, che scrivo con meno regolarità, che passano diverse settimane tra un post e l’altro, spero l’avrai notato, se non l’hai notato dai un’occhiata alle date, sono lontane l’una dall’altra, e se vai indietro nel tempo noterai che una volta scrivevo quasi tutti i giorni. Ti spiego. È tutta una questione di autocontrollo. Se sei uno scrittore, uno scrittore di libri oppure uno scrittore da bar, oppure un semplice scrittore di blog o di diari, saprai che ogni pretesto è buono per mettersi a scrivere. Sei lì, non stai pensando a niente di particolare, o magari stai chiacchierando con qualcuno, e ti viene improvvisamente voglia, anzi, bisogno, di scrivere una cosa, a volte correlata con quello che stai facendo in quel momento, a volte completamente slegata. È una malattia […] Io sono guarito. E adesso ti spiego come si fa.
Ho cominciato a fare delle flessioni.

L’antichissimo “pacifico cittadino” (Fruttero & Lucentini, La donna della domenica; Mondadori, 1972)
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