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Dicevamo che Höss, il comandante del campo di Auschwitz, nella sua autobiografia, a proposito di quel periodo dove era SS nel campo di lavoro di Dachau, scrive: «Ho un ricordo molto vivo della prima punizione corporale alla quale assistetti. Secondo le disposizioni di Eicke, a queste punizioni doveva assistere almeno a una compagnia di SS. Due prigionieri che avevano trafugato delle sigarette al deposito, erano stati condannati a ventiquattro frustate. La truppa venne schierata in quadrato aperto, armata; nel mezzo, il ceppo a cui legare i condannati.
Questi vennero condotti lì dai Blockführer. Appena giunse il comandante, i sottocomandanti di campo e il comandante di compagnia gli fecero rapporto. Il Rapportführer lesse la sentenza, e il primo prigioniero, un piccolo, irriducibile fannullone, dovette chinarsi sul ceppo. Due militi gli tenevano ferme la testa e le braccia, e due Blockführer eseguirono la sentenza, un colpo dopo l’altro. Il prigioniero non emise un grido. L’altro, invece, un politico grande e grosso, fin dalla prima frustata cominciò a urlare selvaggiamente, tentando di divincolarsi. Continuò a urlare così fino alla fine, sebbene il comandante gli avesse gridato più volte di smetterla. Quanto a me, stando in prima fila, fui costretto a guardare l’intero spettacolo.
Dico che fui costretto, perché se fossi stato in una delle file posteriori non avrei certo guardato. Quando l’uomo cominciò a urlare, provai ad un tempo freddo e caldo, e l’intero spettacolo mi sconvolse, del resto, fin dal primo istante. Più tardi, all’inizio della guerra, assistendo alla prima esecuzione, non provai lo stesso orrore di questa punizione corporale, ma non saprei certo spiegare il perché».
Ecco, secondo me, Höss, quella punizione lì l’aveva vista per la prima volta, era stato costretto a vederla come se non la conoscesse, mentre più avanti, «quando divenni comandante, scrive, e quindi responsabile io stesso delle punizioni da infliggere, fui presente assai di rado». Ecco, non le guardava, dopo un po’, non le guardava, non le guardava più. Ecco voi, domani, secondo me, avete, se posso permettermi, un privilegio, che vedrete Birkenau per la prima volta nella vostra vita, e io, dopo fate come volete, ma io credo che vi convenga provare a guardarlo da deficienti, con gli occhi del deficiente che vive dentro di voi, se sapete qualcosa, per le due ore che sarete lì, al mattino, dimenticatevelo, guardate, usate gli occhi, sentite gli odori, sentite quel che vi dicono le guide come se fosse la prima volta che sentite quelle cose, fate funzionare quella macchina dello stupore che avete, tutti, dentro la pancia.
(Se cliccate sul link, lì sopra, c’è il discorso che ha fatto Paolo Nori a Cracovia, il 16 marzo del 2013, nell’auditorium del’Hotel Best Western, nell’ambito della manifestazione Un treno per Auschwitz organizzata dalla fondazione Fossoli. Secondo me, se lo leggete tutto fate un bel lavoro.)
Un bell’articolo che fa il punto sulla storia della legislazione americana sulle armi.
Gli americani mi fanno morire.
…
Uhm.
Sull’epica forza dell’inerzia e la storica fedeltà dell’animale cane.
Quella che stai per iniziare è la grande storia del tunnel.
Ci sono voluti 3 giorni a farlo. Tu impiegherai al peggio 8 minuti a leggerlo. Non lesinare.
Il corso di scrittura creativa che ho tenuto l’anno scorso presso “La macchina dei sogni” di Milano è stata un’esperienza esaltante […] Il corso si rivolgeva in particolare a coloro che erano in procinto di scrivere un romanzo ed è stato bello constatare che al termine quasi tutti fossero riusciti ad avviare i propri progetti, come dimostra questo e-book. Ma la soddisfazione personale più grande è arrivata in seguito, quando due gruppi di ex-alunni hanno dato vita ad altrettante riviste letterarie.
Cominciamo dalla prima […] Si chiama “Static” (sottotitolo “Una rivista letteraria in evoluzione”). Lo curano Loretta Patrini, Chiara Reali e Francesca Pampinella. Scaricabile nei formati pdf, e pub e MOBI, il numero zero comprende tre racconti inediti di autori italiani e uno della scrittrice americana Maria Hummel, tradotta qui in italiano per la prima volta in assoluto.
La seconda rivista ha invece una doppia natura: in forma di blog e di rivista scaricabile. Si chiama “Cadillac” (sottotitolo “Cultura upperground”) ed è curata da Natan Mondin, Michele Crescenzo e Giulio D’Antona, diretti da Alvise Moncretona. La versione on line, che ha debuttato a ottobre, consiste di una serie di rubriche che comprendono recensioni, appunti di viaggio, racconti e una curiosa raccolta di lettere che autrici affermate sono invitate a scrivere a se stessi (“Cara me”, ideata da Alessandra Montrasio, che ha come prima ospite Barbara Di Gregorio). La versione rivista, in pdf, fresca di emissione, include invece tre racconti inediti e un saggio monografico su un autore-cult (il primo è dedicato a A. M. Homes), più una rubrica di analisi sul fenomeno della giallistica scandinava, dal divertente titolo “Non fiordi, ma opere di bene”.
E oggi non c’è più. Rimane, non so fino a quando, qualche residuo del passato, ma il presente è ancora tutto da considerare. Avevo provato a spostarmi su delicious, ma poi ho deciso di usarlo in un altro modo. Quindi, da oggi, provo a riportare da queste parti i link con le cose che secondo me dovreste leggere - se poi non le leggete, fa lo stesso, intanto me le archivio per i fatti miei un po’ come fanno lo scorfano e il disagiato col loro segnapagine. Bon, cominciamo:
Proviamo così. Magari mi rompo i maroni e smetto subito. Intanto, grazie per l’attenzione.
Perché domani sera, venerdì 24 giugno, si chiude la stagione dei reading di quel bel posto bolognese, e allora Malicuvata dice che dalle 20 c’è una valigia (di libri) per l’estate al 50 per cento: adelphi, minimum fax, feltrinelli, einaudi, bompiani, guanda, garzanti, barbera, sellerio, rizzoli e altri. Poi dalle 21:30 delle narrazioni musicate di gente con dei nomi così: Luca Martini, Alfio Génitron, Giuseppe Boy, Filippo Balestra, Simone Rossi (simone rossi), Luca Zirondoli (carlo dulinizo), Alberto Masala, Massimo Vitali, Elena Carletti, Marco Manicardi (io), Michela Savio (miguella), Primavera Contu e Roberta Sireno.
Lo Zammù è a Bologna, in via Saragozza 32/A
La prima volta che ho letto delle cose allo Zammù, facevamo la centoventotto rossa. Domani, magari, chissà, leggo un paio di cicatrici.
Dove viene citato un Mi recordo che ho scritto prendendo spunto dal Mi ricordo di Alessandro Bonino, che a suo tempo prese spunto dal Mi ricordo di Matteo B. Bianchi, che a suo tempo prese spunto dal Je me souviens di Georges Perec, che a suo tempo prese spunto dal I Remember di Joe Brainard, del quale a suo tempo Paul Auster disse “It is…one of the few totally original books I have ever read”. Ciao.
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