Dopo il sesso, l’attività che permette di combinare al massimo grado esperienze corporee con intense emozioni è la partecipazione a una manifestazione di massa in tempi di grande esaltazione pubblica. […] Il 25 gennaio 1933 il partito comunista organizzò l’ultima sua manifestazione legale, una marcia di massa nel buio di Berlino, che terminò al quartier generale del partito, il Liebknechthaus in Bülowplatz (oggi Rosa-Luxemburg-Platz), in risposta a una provocatoria parata di massa delle SA nella stessa piazza. […] Fu un evento indimenticabile, anche se non riesco a ricordare i particolari della manifestazione. Ricordo solo interminabili ore di marcia, o meglio un susseguirsi di movimenti e soste, nel gelo pungente – gli inverni berlinesi sono duri –, tra le file di edifici in penombra (e di poliziotti?) lungo le buie vie invernali. […] Ricordo che cantavamo e tra un canto e l’altro calavano cupi silenzi. Cantavamo (ho ancora i foglietti sgualciti con i testi delle canzoni, e l’indicazione delle preferite) l’Internazionale, la canzone della guerra dei contadini Des Geyers schwarzer Haufen [La Banda Nera di Geyer], il sentimentale e funebre ritornello di Der kleine Trompeter [Il piccolo trombettiere] […] cantavamo anche Dem Morgenrot entgegen [Verso l’aurora], la canzone dell’aviazione militare sovietica, Der rote Wedding [Il rosso Wedding] di Hanns Eisler, e il lento, solenne, ieratico Brüder zur Sonne zur Freiheit [Fratelli, verso il sole, verso la libertà]. Eravamo uniti da un’idea comune. Tornai a casa a Halensee in una specie di trance. Quando due anni più tardi, nell’isolamento britannico, riflettei sulle basi del mio comunismo, vidi in questa sensazione di «estasi di massa» (Massenekstase, come avevo scritto nel mio diario) uno dei suoi cinque componenti; gli altri erano la compassione per gli sfruttati, il richiamo estetico che esercitava su di me un sistema intellettuale perfetto e onnicomprensivo (il «materialismo dialettico»), una piccola dose di millenarismo alla Blake e una buona misura di anti-filisteismo intellettuale. Cinque giorni più tardi Hitler fu nominato cancelliere.
— Massenekstase (Eric J. Hobsbowm, Anni interessanti: Autobiografia di uno storico; BUR, 2004)
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Se non volete capire il Novecento, leggete le autobiografie di chi sente il bisogno di autogiustificarsi, di chi perora la propria causa e anche di chi fa esattamente il contrario, cioè il peccatore pentito. Sono solo autopsie in cui il cadavere pretende di essere il medico legale. L’autobiografia di un intellettuale parla necessariamente anche delle sue idee, delle sue inclinazioni e delle sue azioni, ma non dovrebbe essere una perorazione. Penso che questo libro contenga risposte alle domande che molto spesso mi sono state fatte da giornalisti e da altri interessati al caso piuttosto insolito di un comunista che è rimasto tale per tutta la vita benché in maniera anomala, al caso di «Hobsbawm lo storico marxista», ma il mio obiettivo non è stato rispondere a esse. La storia potrà giudicare le mie opinioni – in realtà le ha sostanzialmente giudicate –, i lettori potranno giudicare i miei libri. Cerco di capire la storia, non cerco consenso, approvazione o simpatia.
— (Eric J. Hobsbawm, Anni interessanti: Autobiografia di uno storico, introduzione, BUR 2004)
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