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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

Post taggati forza compagni

(pellegrinaggi) il balcone di dante di nanni. (presso Via San Bernardino 14)

«Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.»
(Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, pag.144-145, Feltrinelli, 1967, ristampa 2005)

(pellegrinaggi) il balcone di dante di nanni. (presso Via San Bernardino 14)

«Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.»

(Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, pag.144-145, Feltrinelli, 1967, ristampa 2005)


10 note Tags: forza compagni gente figa un bel po' delle foto bei posti

[…] mi ha raccontato che suo fratello, quand’era stato lì in ospedale il giorno prima mi aveva riconosciuto da certi servizi che aveva visto in una trasmissione che c’era quest’inverno che si chiamava Volo in diretta e gli aveva raccontato che genere di cose faccio “L’è un comunésta” aveva detto alla fine. E l’aveva detto con un tono, come se fosse un complimento, difatti l’avevo poi detto al fratello di questo che mi aveva dato del comunésta, “Sembra un complimento”, e il fratello mi aveva risposto dicendo “Ah, be’, a casa nostra”, con un tono come per dire che era normale, a casa loro, che essere un comunésta fosse considerato un complimento. E, al di là del fatto che credo di non essere, un comunésta, soprattutto nel senso che a questa parola mi sembra desse il fratello di quel signore che ha parlato con me l’altro giorno a Bologna, mi è piaciuto questo fatto linguistico che vince le svolte della Bolognina, il tribunale della storia, mi è piaciuto scoprire una parola come intatta, che si pronuncia ancora con l’intonazione con cui la si pronunciava cento anni fa.

(Paolo Nori - Comunésta)

(Lo dice sempre anche mia nonna di me, quando parla di me con qualcuno. Dice proprio “Me nvó, lò l’è un comunésta”.)


5 note Tags: forza compagni ben(e)detto l'odore della blogsfera

Pussy Riot’s punk prayer creates a challenging juxtaposition. Is it possible for a punk to pray?

(AA.VV., Pussy Riot!: A Punk Prayer For Freedom; Femminist Press, 2012)

Il 17 agosto 2012 eravamo a Mosca, volevamo andare a vedere la casa di Gogol’ e abbiamo preso la metropolitana. Senza saperlo, siamo spuntati dalla metro davanti alla Cattedrale del Cristo Salvatore, dove le ragazzine punk avevano tenuto la loro perfomance, per la quale, il 17 agosto 2012, sono state condannate a due anni di reclusione. (Quel giorno lì hanno anche arrestato Kasparov, come fanno quasi ogni volta che durante una manifestazione arrestano qualcuno.)
Quando siamo spuntati dalla metro, l’udienza era ancora in corso. Lì davanti alla Cattedrale del Cristo Salvatore c’era un po’ di gente, nessuno si fermava, tutti camminavano in qualche direzione. Molti di questi passanti eran degli omoni alti, grossi e squadrati, con delle facce da soldato. Noi, il nostro passo, dopo i primi secondi di smarrimento, l’abbiamo aumentato ben bene e siamo andati a visitare la casa di Gogol’. Per la Cattedrale del Cristo Salvatore, facciamo la prossima volta che andiamo in Russia.

E niente, mi son comprato questo librino. Comprandolo, dicono che ho contribuito alle spese processuali e varie ed eventuali per le ragazzine punk in galera. Poi non mi ricordo più dove volevo arrivare con questo discorso, facciamo la prossima volta.


6 note Tags: l'odore degli elettroni forza compagni Viaggio di Nozze punk is (not) dead La Musica è finita

una settimana che faccio quattordici ore al giorno per garantirvi il diritto al voto e mi fate sentire come se avessi spacciato la droga ai bambini.

— (la mia signora, che lavora in anagrafe)


59 note Tags: ben(e)detto robe da chiodi forza compagni politics

Una libidine dei risultati elettorali: il voto degli italiani all’estero. Mi ricordo che ci ho fatto delle risate sopra clamorose, la prima volta che c’è stato. A parte dare l’indicazione concreta di dove portano i soldi (maggioranze bulgare per Berlusconi nel Principato di Monaco, altrettanto per il PD in Lussemburgo) c’erano cose meravigliose come UN ELETTORE LEGHISTA IN ZAMBIA. Io me lo immaginavo, tutte le mattine, ‘sto leghista che si alzava e prima di aprire la porta si ripeteva “Dai, dai. Adesso apro e son tutti bianchi.” E poi apriva e “NOOOOOOOOO; CAZZO” e si incazzava tantissimo e tutti lo prendevano per il culo perché era lui quello diverso. (Che poi magari è la persona più buona del mondo, però quando i numeri fan ridere fan ridere.)

— (da una mail del mio amico cantautore Giancarlo Frigieri)


15 note Tags: pensa te forza compagni robe da chiodi cose di storia politics

(Volevo ringraziare Toto) grazie Toto.

(Volevo ringraziare Toto) grazie Toto.


12 note Tags: cose così sanremo La Musica è finita forza compagni remo san

Quello lì è il vecchio mulino di Volgograd, unico edificio superstite dell’assedio della città. La foto l’ho fatta io, quest’estate, in viaggio di nozze. Oggi, solo per oggi, Volgograd torna a chiamarsi ufficialmente Stalingrado. Guardando un po’ in giro, e parlando con qualcuno del posto, nel limite del possibile, mi son fatto l’idea che non è che gli abitanti sarebbero poi così scontenti di tornare in via definitiva al vecchio nome.
(A Stalingrado ci sono delle statue molto grandi, alcune molto brutte, per non parlare delle pareti; ma ci sono anche delle scritte pomposissime, delle belle piazze, delle torrette di carri armati su dei piedistalli, e ci abbiamo visto un film di Tarantino doppiato in russo.)

Quello lì è il vecchio mulino di Volgograd, unico edificio superstite dell’assedio della città. La foto l’ho fatta io, quest’estate, in viaggio di nozze. Oggi, solo per oggi, Volgograd torna a chiamarsi ufficialmente Stalingrado. Guardando un po’ in giro, e parlando con qualcuno del posto, nel limite del possibile, mi son fatto l’idea che non è che gli abitanti sarebbero poi così scontenti di tornare in via definitiva al vecchio nome.

(A Stalingrado ci sono delle statue molto grandi, alcune molto brutte, per non parlare delle pareti; ma ci sono anche delle scritte pomposissime, delle belle piazze, delle torrette di carri armati su dei piedistalli, e ci abbiamo visto un film di Tarantino doppiato in russo.)


15 note Tags: Viaggio di Nozze l'odore della pietra ricorre forza compagni

«Lei faceva il mercato nero e la sera andava a ballare nelle balere. Mio padre non sapeva ballare, ma era affascinato da questa bellissima ragazza e rimaneva seduto a guardarla per delle ore. Siccome la guerra era appena finita e lui circolava armato e vestito da partigiano, con due pistolone e un fucile, mia madre ne rimase attratta, convinta che fosse un uomo forte e molto coraggioso. In realtà mio padre era probabilmente l’essere meno bellicoso che esistesse sulla faccia della terra, uno che aveva paura persino dell’aria che respirava. L’idea che abbia fatto il partigiano, che sia diventato un membro della Resistenza, mi ha sempre lasciato incredula. Era capocellula del partito comunista. La cosa drammatica era che mia madre era invece fascista convinta, fascistissima, figlia di una tedesca implacabile. Per cui il matrimonio è durato quattro mesi esatti, giusto il tempo di mettere in cantiere me»

— (Lietta Manganelli - con molti ringraziamenti al dottor diegodatorino)


3 note Tags: forza compagni l'odore della blogsfera ben(e)detto gente che sa scrivere


2 note Tags: cose di storia forza compagni l'odore della blogsfera


13 note Tags: forza compagni gente figa un bel po' l'odore della blogsfera ricorre cose di storia