Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi (c'è anche un fotolog)

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17.5.2012

(sarebbe da mandare a memoria)

Allora volevo solo dire che secondo me, la cosa stupefacente, di Charms, è che lui, che non lo lasciavano pubblicare le cose che erano la ragione della sua vita, e che era stato arrestato due volte con delle accuse insensate, e che per settimane non sapeva come mangiare, e che, con sua moglie, restava a letto fino alle tre del pomeriggio perché aveva sperimentato che a stare a letto vien meno fame, e che per quelle accuse lì poi è morto di fame in un manicomio, Charms, se uno va a leggere i suoi diari, non si lamenta mai, di queste cose. Non si lamenta mai degli altri. Le uniche lamentele che si trovano nei diari di Charms, sono rivolte a se stesso.

Oggi non ho scritto le mie tre quattro pagine. Sono completamente abbrutito. È terribile. La degradazione si vede perfino dalla calligrafia. Quale folle pertinacia c’è in me, nell’inclinazione al vizio. La mia caduta è immensa. Ho perso del tutto la capacità di lavorare. Sono un cadavere vivente. Abba padre, sono caduto. Aiutami a risollevarmi.

[…] mi viene da dire che qui da noi, per chi, come me, si occupa di libri, scrive dei libri, e ne legge, una cosa come Daniil Charms, una persona come Daniil Charms, le opere di Daniil Charms, sono una benedizione, che ti viene da star con la testa per aria a ringraziare il signore, se c’è, che ci ha fatto capitar tra le mani quelle cose che Charms ha scritto nella sua stanzetta di San Pietroburgo nella prima metà del novecento nonostante intorno tutti gli dicessero che erano delle sciocchezze, non pubblicabili, che era arte degenerata, antisovietica, l’hanno messo anche in prigione, l’hanno mandato al manicomio, l’hanno fatto morire di fame e lui non se la prendeva neanche con loro, se la prendeva con se stesso, devo scrivere di più, oggi non ho scritto le mie tre quattro pagine.
Eppure sarebbe stato così facile, per Charms, la prima cosa, tutti noi avremmo fatto così, credo, mettersi a pregare dei cancheri al potere sovietico, dare la colpa della propria rovina e della propria caduta a un potere cieco e falso e ingiusto e crudele e stupido, e invece no, e per questo noi oggi non abbiamo in mano delle invettive, ma dei capolavori.

(Paolo Nori, Noi e i governi; Marcos y Marcos, ebook, 2011)

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1.5.2012
(Eric J. Hobsbawm, Il Primo maggio: nascita di una ricorrenza, 1990; in Gente non comune, BUR Storia, 2007. Delle altre cose dallo stesso articolo, qui.)

(Eric J. Hobsbawm, Il Primo maggio: nascita di una ricorrenza, 1990; in Gente non comune, BUR Storia, 2007. Delle altre cose dallo stesso articolo, qui.)

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20.4.2012
Tutti (Paola Soriga, Dove finisce Roma; Einaudi Stile Libero, 2012).

Tutti (Paola Soriga, Dove finisce Roma; Einaudi Stile Libero, 2012).

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14.4.2012
cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Psss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.
— (David Foster Wallace, Infinite Jest; 1996.)

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27.3.2012
Si può essere a certe feste e non esserci davvero. Si sente che certe feste hanno il loro implicito fine incastonato nella coreografia della festa stessa.
— David Foster Wallace, Infinite Jest; 1996.

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26.3.2012

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22.3.2012
Marlon Brando fu l’archetipo del nuovo attore e, a quanto pare, rovinò il rapporto di due intere generazioni di ragazzi e ragazze con i loro corpi e con gli oggetti quotidiani e i corpi degli altri. […] Brando, il nuovo archetipo del ribelle, duro e zoticone, che si dondola sulle gambe della sedia, si affaccia alle porte, si sdraia su tutto quello che trova, vuole dominare gli oggetti senza mostrare alcun dovuto rispetto o cura, strattona le cose come un bambino intrattabile, e le consuma e le getta da una parte senza centrare il cestino e loro rimangono in terra, maltrattate. Con i movimenti e le posture impetuose e maldestre di un moccioso intrattabile. Tua madre appartiene a quella nuova generazione che va contro il verso della vita, contropelo. Può anche aver amato Marlon Brando, Jim, ma non l’ha capito, ecco quel che l’ha rovinata per le piccole cose della vita di tutti i giorni, come i forni e le saracinesche dei garage e perfino un po’ di tennis da strapazzo nei parchi pubblici. L’hai mai vista tua madre con lo sportello di un forno? Una carneficina, Jim, roba da rabbrividire per la paura solo a vederla, e la povera scema pensa che sia un tributo a questo zoticone stravaccato di cui s’innamorò quando le passava accanto rombando. Jim, lei non ha mai intuito l’economia gentile e astuta che stava dietro l’approccio agli oggetti virgolette crudo, trasandato e naturale di quest’uomo. Il modo in cui, oh quant’era evidente, provava e riprovava un’inclinazione all’indietro sulla sedia. Il modo in cui studiava gli oggetti con occhio da saldatore, in cerca di quelle giunture centrali più robuste che reggono anche quando sono messe alla prova dal più animalesco degli stravaccamenti. Mai… lei non ha mai capito che l’autopercezione che Marlon Brando aveva del suo corpo era talmente acuta da non fargli avere bisogno delle buone maniere. Lei ancora non capisce che con quel suo modo virgolette noncurante lui stava in realtà toccando le cose come se fossero parte di sé. Del suo stesso corpo. Quel mondo che sembrava solo strapazzare era per lui senziente. […] Non si può invidiare qualcuno che sa essere così. Rispettarlo, forse. Magari di rispetto voglioso, a dirla proprio tutta. […] lui si muoveva con la grazia di un pesciolino noncurante, come se fosse un solo, grande muscolo, ingenuo come tutte le creature muscolari ma sempre, bada bene, un pesciolino al centro di una corrente chiara di fiume. Quel tipo di grazia animale. Il bastardo non sprecava neppure un movimento, ecco che cosa rendeva arte questa sua brutale assenza di cura. […] Lui sapeva quello che sanno i Beat e quello che sa il grande giocatore di tennis, figliolo: impara a fare niente, con tutta la tua testa e il tuo corpo, e ogni cosa sarà fatta da ciò che ti circonda.
— (David Foster Wallace, Infinite Jest; 1996)

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22.3.2012

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20.3.2012
Mullà Nasrudìn (Paolo Nori, Si chiama Francesca, questo romanzo; Einaudi, 2002; rist. Marcos y Marcos, 2012).

Mullà Nasrudìn (Paolo Nori, Si chiama Francesca, questo romanzo; Einaudi, 2002; rist. Marcos y Marcos, 2012).

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19.3.2012
Mi son fatto intervistare da Fabrizio Gabrielli, abbiamo parlato di sforbiciate, di vita, d’amore, ma prima, per favore, il pallone. Volevo ringraziare il mio inervistatore facendogli dono di un pregevolissimo naso rosso. Spero che apprezzi. Grazie fabbrì.
(Nella locandina, lì, c’è scritto che domenica 25 si sforbicia e si prospettivizza al meme di Carpi. Venite, se siete in zona.)

Mi son fatto intervistare da Fabrizio Gabrielli, abbiamo parlato di sforbiciate, di vita, d’amore, ma prima, per favore, il pallone. Volevo ringraziare il mio inervistatore facendogli dono di un pregevolissimo naso rosso. Spero che apprezzi. Grazie fabbrì.

(Nella locandina, lì, c’è scritto che domenica 25 si sforbicia e si prospettivizza al meme di Carpi. Venite, se siete in zona.)

5 note Tags: gente che sa scrivere cose da fare nasi rossi per tutti barabbate