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Grammar Nazi (Chad Harbach, The Art Of Fielding; Fourth Estate, London, 2011 / Chad Harbach, L’arte di vivere in difesa; trad. Letizia Sacchini, Rizzoli, 2012).
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(stasera) (Scattata con instagram)
(domenica 25 marzo abbiamo presentato Prospektiva, il nuovo numero, il cinquantaquattresimo, allo Spazio Meme, a Carpi, un posto che se ci capiti, a Carpi, oltre al Museo Monumento al Deportato, dovresti assolutamente passarci, allo Spazio Meme, a fare una visita. Ho fatto un discorsetto, una ròba che a Carpi va di moda fare: è qua di seguito. Un po’ lungo, ma tant’è, come si dice dalle mie parti)
Ciao, buonasera a tutti, mi chiamo Fabrizio, Gabrielli di cognome, e per prima cosa mi viene di scusarmi per non andare a braccio e leggere tutto il mio intervento, che durerà con tutte le letture, una mezz’ora, minuto più, come si dice, minuto meno: l’imbarazzo credetemi è tanto, ma c’è che sono sotto trasloco e mi capita di dimenticarmi le ròbe, ho una vita un po’ inciafrojata, come si dice dalle mie parti, non vogliatemi male, se potete.
Io c’ero, come si dice dalle mie parti.
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Oggi sono trent’anni che è morto Philip K. Dick, che posso considerare una specie di «scrittore preferito», anche se è da almeno un lustro, forse di più, che ho smesso di avere degli «scrittori preferiti». Però, niente, oggi sono trent’anni che è morto Philip K. Dick e quando è morto io avevo tre anni, a tredici penso di aver letto il mio primo suo libro, che era Blade Runner, cioè Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, e non ho più smesso. Fortuna che ne ha scritti tanti, di libri, molti dei quali davvero brutti. L’ultimo, Redenzione immorale, un libro francamente trascurabile, l’ho letto poco prima di compiere trentatré anni, qualche settimana fa. Mi manca da leggere la trilogia di Valis, perché ce l’ho lì sullo scaffale del salotto a prendere la polvere, ma la conservo tipo per la vecchiaia, credo, se mi chiedete il motivo, non so mica rispondere. Poi, boh, avrei voluto scrivere qualcosa, ma non mi viene in mente niente. Ci ha pensato Jonathan Lethem, dicendo tutto quello che c’era da dire su Dick, dalla bibliografia essenziale alla prosa discontinua, fino a quella strana perversione che prende tutti quelli che ne diventano fan, lui, Jonathan Lethem, per primo. Leggetelo, qui, è un bel pezzo. Il disegno lì sopra, invece, è di Robert Crumb. Per dire. Ciao PKD.
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Lo vedo arrivare.
Lo vedo arrivare. Anche se lo nego, lo vedo arrivare. Quando me lo chiedevano, fino a un annetto fa, negavo: e ne ero convinto. Talvolta nego ancora, ma so di mentire. Nella prefazione a Mattatoio N. 5, Kurt Vonnegut racconta che il suo capoufficio rideva dei suoi sforzi di scrivere un romanzo contro la guerra. «Sa cosa rispondo quando uno mi dice che sta scrivendo un libro contro la guerra?», ironizzava. «Dico: perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?». Ecco: avrei voluto scrivere un articolo contro la pirateria degli ebook; però continuo a pensare ai ghiacciai.
Se lo leggete tutto, secondo me fate bene.
(Grazie al signor pensieri spettinati per la segnalazione.)
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Charles John Huffam Dickens
(7 February 1812 – 9 June 1870)
(massì, autocelebriamoci)
Marco Manicardi “il Many”
(7 February 1979)
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Quello scroccone di Sergej Michajlovich (Giovanni Maccari, Gli occhiali sul naso. Vita romanzesca dello scrittore Isaak Babel’ e dei suoi anni tempestosi; Sellerio, 2011).
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Il corso di scrittura creativa che ho tenuto l’anno scorso presso “La macchina dei sogni” di Milano è stata un’esperienza esaltante […] Il corso si rivolgeva in particolare a coloro che erano in procinto di scrivere un romanzo ed è stato bello constatare che al termine quasi tutti fossero riusciti ad avviare i propri progetti, come dimostra questo e-book. Ma la soddisfazione personale più grande è arrivata in seguito, quando due gruppi di ex-alunni hanno dato vita ad altrettante riviste letterarie.
Cominciamo dalla prima […] Si chiama “Static” (sottotitolo “Una rivista letteraria in evoluzione”). Lo curano Loretta Patrini, Chiara Reali e Francesca Pampinella. Scaricabile nei formati pdf, e pub e MOBI, il numero zero comprende tre racconti inediti di autori italiani e uno della scrittrice americana Maria Hummel, tradotta qui in italiano per la prima volta in assoluto.
La seconda rivista ha invece una doppia natura: in forma di blog e di rivista scaricabile. Si chiama “Cadillac” (sottotitolo “Cultura upperground”) ed è curata da Natan Mondin, Michele Crescenzo e Giulio D’Antona, diretti da Alvise Moncretona. La versione on line, che ha debuttato a ottobre, consiste di una serie di rubriche che comprendono recensioni, appunti di viaggio, racconti e una curiosa raccolta di lettere che autrici affermate sono invitate a scrivere a se stessi (“Cara me”, ideata da Alessandra Montrasio, che ha come prima ospite Barbara Di Gregorio). La versione rivista, in pdf, fresca di emissione, include invece tre racconti inediti e un saggio monografico su un autore-cult (il primo è dedicato a A. M. Homes), più una rubrica di analisi sul fenomeno della giallistica scandinava, dal divertente titolo “Non fiordi, ma opere di bene”.
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