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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

Post taggati intellettualoidismo

Nel ’94, mi pare, F. & L. fanno una trasmissione che s’intitola L’arte di non leggere. Il titolo lo aveva trovato Lucentini, rubandolo a Schopenhauer che era il suo filosofo prediletto. Furono, credo, dodici puntate Rai, dialoghi sui libri, apparentemente a ruota libera, tra F. & L. Si svolgevano in un salotto, in un bovindo di casa F. Su YouTube ci sono dei brani, molto cliccati, bellissimi, ce n’è uno per esempio sulla Vita di Alfieri.
Beh, era già pronto il contratto per trascrivere paro paro i dialoghi, confezionare il libro, farlo arrivare a ziggurat e pagode in tutte le librerie il giorno successivo all’ultima puntata. E invece, F. & L. non vollero, e non se ne fece niente: non era roba scritta, quindi non era roba da leggere. Bisogna saper far leggere, il che qualche volta consiste nel rinunciare a scrivere

— (cose molto belle, oltre che da mettere nel curriculum) Abbiamo intervistato Domenico Scarpa.


17 note Tags: intellettualoidismo l'odore della blogsfera la prosa della domenica cose belle

Cos’è che stiamo a fare quicon Fruttero e Lucenti’io, Bonino e Diegodatori’?

Cos’è che stiamo a fare qui
con Fruttero e Lucenti’
io, Bonino e Diegodatori’?


10 note Tags: intellettualoidismo l'odore della blogsfera cose belle aver proprio niente da fare

Che poi dev’essere qualcosa che sta girando dentro l’aria che respirano gli artisti, questa ibridazione, questo giochino metaletterario, post-moderno e post-umano, e magari li fa starnutire forte ogni volta che si ritrovano tra loro, e finisce che si scambiano il virus del post-laqualunque, perché ovunque ti giri, in questo periodo, ti trovi in mezzo a questa commistione di dati storici e immaginazione, di vero che diventa falso e falso che diventa vero.

(Aciribiceci - Considerazioni non richieste su Limonov e altre opere di difficile collocazione sugli scaffali)

Per quanto mi riguarda, Limonov, il libro, è un bel libro, ma non una cosa da far scoppiare la testa. In Limonov, il libro, ti appassioni a Limonov, il personaggio; ma dentro Limonov, il libro, c’è troppo Carrère, lo scrittore francese, che non è che sia tra i miei preferiti. Però, tutto sommato, è andata bene: adesso sto leggendo i libri di Limonov, lo scrittore russo, ed è - o sembra - un coglione galattico, ma quel coglione galattico, oh, sa scrivere. O il traduttore tradurre, si capisce.

(update: in merito alle biografie romanzate dei russi, consiglio TANTISSIMO questo libro qui)


3 note Tags: libelli l'odore della blogsfera intellettualoidismo ben(e)detto

Io ho qualche problema coi poeti. Non con la poesia in generale, proprio coi poeti.
[…] Li considero un po’ i ballerini classici della letteratura, che coi loro volteggi pieni di pathos vogliono dirci: guardate in questo plié quanto sentimento trattenuto eppure esondante, e in questo effacée?, non vedete quanto dolore del mondo, quanto struggimento d’amore sto rappresentando?
Mentre scrivo lo capisco meglio: è l’insieme di soggettivismo e maniera a irritarmi; non parliamo poi di quando i poeti declamano (leggono) le loro poesie. E magari le loro poesie d’amore. Mi trasformo immediatamente nella moglie di Alberto Sordi al concerto di Berio. Sono lì – anzi: salgono lì, perché già dal modo in cui salgono sul palco (vestiti volutamente male) devi comprendere che sono poeti – e, chiusi nel loro dolore, in tutto il loro passato che non vedono l’ora di rivelarti, ma timidamente, renitentemente, a bassa voce ti danno un saggio di quello che ci hanno saputo fare, con quel dolore, mentre tu ti limitavi a piangere e a guardare I Jefferson.
Le poesie non vanno mai lette, soprattutto le proprie. È come guardare un porno in cui gli attori ci spiegano passo passo quello che stanno facendo stile testimonianze del processo di Norimberga.
[…] Una volta ho sentito chiedere in un consesso di poeti: «Tu che poeta sei?», e qualcuno rispondere «io endecasillabico sciolto, tu?» e l’altro «io maledetto», e il primo «ah, vabbe’, ma quello pure io».
Non è il caso di essere così drastici. Non tutti i poeti mi fanno l’effetto dei bambini che fanno i capricci e pretendono che costruire trenini sostituisca la trigonometria. Diciamo solo quelli nati dopo Baudelaire.
Dio vi preservi dall’innamorarvi di un poeta! È come innamorarsi di un uomo sposato con sé stesso.

(Carnation - All’amato me stesso dalle dita spezzate: perché non bisogna innamorarsi di Majakovskij) (Aggiungo, come nota a margine, il celeberrimo decalogo di Guido Catalano.)

La signora (o signorina) Daniela Ranieri è la mia blogger letteraria di riferimento per il 2013. (Forse lo era anche nel 2012.)


17 note Tags: l'odore della blogsfera intellettualoidismo cose di poesia ben(e)detto

Allora, ho detto l’altro giorno alla libreria Mambo Corraini, quello che fa Yocci con questo lavoro, mi sembra sia quello che Viktor Šklovskij, un critico russo del secolo scorso, diceva essere il compito dell’arte: cioè Yocci prende delle parole che noi, normalmente, usiamo senza farci caso, automaticamente, parole che, quando le usiamo noi, avvolgono gli oggetti cui si riferiscono come un imballaggio, come un doppio giro di pluriball, quella carta trasparente con i pallini pieni d’aria, che se la si prende in mano vien voglia di farli scoppiare, prende quelle parole, gli toglie il pluriball, e ce le fa vedere senza imballaggio, cioè fa il lavoro, difficilissimo, che, secondo Šklovskij, è il lavoro dell’arte («per risuscitare la nostra percezione della vita, per rendere sensibili le cose, per fare della pietra una pietra, esiste questa cosa che noi chiamiamo arte», scrive Šklovskij).


8 note Tags: l'odore della blogsfera ben(e)detto intellettualoidismo

(regali) (Scattata con Instagram)

(regali) (Scattata con Instagram)


5 note Tags: cose belle intellettualoidismo l'odore della carta delle foto

– Sicché non è tutta roba da studenti depressi.
– Con mio sommo rincrescimento e fastidio sí, la maggior parte lo è. Comunque i racconti a matrice depressa dovresti essere in grado di riconoscerli sin dalle prime righe.
– E da cosa dovrei riconoscerli?
– Be’, da un’infinità di indizi.
– …
– Per esempio dal fatto che tendono a essere orribilmente compiaciuti. Causticamente cinici. O, quando non causticamente cinici, allora stolidamente naïf. E in tutti i casi massicciamente e straordinariamente pretenziosi. Nonché, ovviamente, schifosamente battuti a macchina.
– …
– Velleitari, ecco il comun denominatore dei racconti da studente depresso. Si avverte un diffuso e persistente velleitarismo. Dio santo, lo sai che in questa metà di luce sei proprio incredibilmente bella?

— (David Foster Wallace, La scopa del sistema; 1987)


20 note Tags: l'odore degli elettroni ben(e)detto intellettualoidismo gente che sa scrivere

E poi una signora dice che, avendo letti i libri, di Bichsel, lei si è accorta che a Bichsel piacciono due cose, bere, e leggere, e gli chiede se gli piace bere da solo, e cosa pensa della lettura condivisa, della lettura ad alta voce, per esempio.
E Bichsel dice che non gli piace, bere da solo, e che lo fa solo quando è strettamente necessario, e che succede spesso, che sia strettamente necessario, e che per la lettura, invece, la lettura è una pratica solitaria, ma se gli chiedessero che libro porterebbe su un’isola deserta, lui non porterebbe nessun libro, perché lo leggerebbe i primi due giorni e poi non lo leggerebbe più, perché le lettura, è vero, è una pratica solitaria, ma ha bisogna, intorno, di una società.
E io pensato “Ecco”.
E poi di sera, a cena, in piazza delle Erbe, insieme alla Battaglia che ha un vestito color topo, bellissimo, secondo me, con quella luce delle otto e mezzo di sera, a Mantova, mi è venuto da pensare a quel passo di Cronosisma, di Vonnegut, quello che dice «Mio zio Alex Vonnegut, un assicuratore che aveva studiato ad Harvard e che abitava al 5033 di North Pennsylvania Street, mi insegnò una cosa molto importante. Disse che quando le cose vanno davvero bene dovremmo fare in modo di accorgecene. Non parlava di grandi trionfi bensì di semplici epifanie: bere una limonata all’ombra in un pomeriggio afoso, sentire il profumo di una panetteria vicina, pescare e fregarsene se si pesca qualcosa o no, ascoltare qualcuno che suona bene il piano nell’appartamento accanto al nostro. Zio Alex mi suggeriva, in tali occasioni, di dire a voce alta: ‘Se non è bello questo, cosa mai lo è?’»
E dopo finivamo di cenare e dopo Kafka, e storia della musica, e desiderio, e Ariosto, e molta gente che spiega, molta, e gente che racconta, e io preferisco quella che racconta.


4 note Tags: ben(e)detto intellettualoidismo l'odore della blogsfera una volta c'era googlereader

(non in questa stanzetta, ma sicuramente su questo scrittoio, dicono, il signor bulgakov dovrebbe aver scritto il maestro e margherita) (Scattata con Instagram presso Музей Булгакова “Нехорошая Квартира” (Bulgakov Museum))

(non in questa stanzetta, ma sicuramente su questo scrittoio, dicono, il signor bulgakov dovrebbe aver scritto il maestro e margherita) (Scattata con Instagram presso Музей Булгакова “Нехорошая Квартира” (Bulgakov Museum))


27 note Tags: intellettualoidismo bei posti stanzette viaggio di nozze

(in questa stanzetta il dottor gor’kij, oltre a scrivere le sue robe, ti diceva se il tuo manoscritto andava bene o no) (Scattata con Instagram presso Дом-музей Максима Горького)

(in questa stanzetta il dottor gor’kij, oltre a scrivere le sue robe, ti diceva se il tuo manoscritto andava bene o no) (Scattata con Instagram presso Дом-музей Максима Горького)


3 note Tags: intellettualoidismo bei posti stanzette viaggio di nozze