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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

Post taggati ioricordo

Prima di partire, ho passato giorni interi a chiedermi come avrei retto il colpo trovandomi davanti all’evidenza dell’orrore. Non avevo capito niente. Non è la porta della morte che fa tremare le gambe, non la scritta del lavoro che rende liberi, non le rovine dei forni, il filo elettrificato, le baracche, i letti a castello: è tutto così familiare da far venire il nervoso. Fa impressione scriverlo, e forse leggerlo, ma davvero, Auschwitz e Birkenau sono familiari. […] Poi se lo cerchi, lo trovi, e se non lo cerchi, ti rovina addosso comunque, implacabile, il tuo personale punto di rottura: c’è chi lo trova nella baracca dei bambini, per alcuni è la cloaca, oppure è la foto di un bambino sorridente nel suo pigiama a righe, il nome di uno zingaro ripetuto sei volte, una rosa appoggiata da chissà chi su un gradino, il volto serio di un sopravvissuto durante le celebrazioni, cose così, ognuno ha il suo. Uno studente passeggia tranquillo insieme ai compagni di classe e non fa una piega per tutto il tragitto, d’un tratto si schifa e chiede “prof, ma si rende conto? dormivano coi topi”. Prima o poi, se lo cerchi, ma anche se non lo cerchi, arriva e ti apre in due, il tuo personale punto di rottura. Il mio lo trovo al museo di Auschwitz: una stanza con dentro due tonnellate di capelli.

— Un anno fa avevamo preso un treno per il paese della betulle: Birkenau. Avevamo provato a raccontarlo su No Borders Magazine. In due parti.


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Arrivati a Bologna erano in un bar del centro a fare colazione quando è iniziato un via vai di gente concitata, è scoppiata una caldaia alla stazione, diceva qualcuno entrando, è terribile, ci son dei morti, poi telefonavano e uscivano e intorno l’agitazione aumentava. Una caldaia in agosto? pensava mio parde…

— La mia signora, trentuno anni fa, più o meno, a Bologna, c’era anche lei.


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