Sono arrivato a Bologna ora. Sono cadute due dita di neve sporca e il treno aveva già quasi un’ora di ritardo. In Piazza Santo Stefano c’è già una truppa di treppiedi di fotografi, non oso immaginare Instagram, questa sera sarà un inferno.
Ma siamo fortunati: è il 2012, d’ora in poi quando vedremo scendere anche soltanto un fiocco, ci verrà sempre in mente “Tutte le volte che nevica ne viene un metro” …
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L’etichetta di Dorella muore. In un’intervista per Sopravvivenza musicale, Bruno dice che:
Avere un’etichetta oggi è completamente diverso dall’averla avuta a partire dalla fine degli anni Novanta, come nel mio caso. Allora era anche una questione politica, c’erano le major cattive che facevano uscire musica corrotta, c’era dall’altra parte il mondo del punk/hardcore con le distribuzioni ai concerti negli squat e l’etica Do It Yourself, con l’allargamento di quest’etica a musiche che erano anche più interessanti e “di rottura”, e i rapporti leali di amicizia con le persone. Potevi avere un’etichetta anche a tempo perso, come me, perché comunque anche un disco che andava male vendeva magari un centinaio di copie, abbastanza per ripagarti la stampa o perderci solo pochi soldi. […] Oggi un disco che va male vende letteralmente 16 copie. Cosa racconto al gruppo? Che gli ho venduto 16 copie? E cosa racconto a mia moglie, che ho investito 2000 euro per stampare un disco che me ne ha fatti entrare 150?
Ecco. Ciao Bar La Muerte. Hai avuto un catalogo della Madonna (che c’è ancora, credo, fino a esaurimento scorte. Saccheggiatelo).
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Agli estremi, le frecciatine dei cinici distaccati – chissà che musica ascoltano, loro – o gli entusiasmi smodati delle ragazzine – deprimere le ragazzine è come pescare pesci rossi in un barile. Anche i cantautori sono musica da ragazzine: cercare la verità nei testi di Bob Dylan ti rende figo di fronte al tuo amico che non sa l’inglese, ma poi passa uno che ha letto sei volte le memorie dal sottosuolo di Dostoevskij e ti dice Cosa ne vuoi sapere tu dell’inquietudine? […] Un mio amico scrittore affermato mi ha detto che le attenuanti tipo “È giovane, è il suo primo romanzo, si farà” non hanno senso: lui concepisce la letteratura TUTTA come un mondo UNICO: ci sei tu e c’è la pagina bianca e ci sono le tue cazzo di idee e i tuoi cazzo di sentimenti e se decidi di scrivere un libro ti devi rendere conto che giochi lo stesso gioco di Joyce, Nabokov, Carver, chi ti pare: “Perché dovrei leggere te, con tutti gli scrittori bravi che non ho ancora letto?”. Questa cosa ti stimola a fare meglio e ti schiaccia. Esiste anche in musica?
(simonerossi e farabegoli a quattro mani basse.)
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Ecco, oggi sono 10 anni che grazie a loro prendo sempre le viti dalla parte giusta. E non è poco. Auguri.
I soldi sono importanti per andare a suonare?
Noi non abbiamo fatto i soldi, e nemmeno ce ne abbiamo rimessi.
Però sì, i soldi contano. Ma non tanto perché ti fai dei soldi (che comunque non recupereremo MAI tutto quello che abbiamo speso in musica da quando abbiamo iniziato a suonare). Conta in questa misura: che se tu sei bravissimo a fare il purè, e della gente ti chiama a una festa per fare il purè, a te vien da dire: uoah. Ma se tu sei bravissimo a fare il purè, e della gente ti chiama a una festa per fare il purè e ti dice: Vieni a fare il purè che ti diamo un cento euro, allora tu dici sempre: uoah, ma pensi che sia anche più giusto.
(…)
Per i prossimi due mesi abbiamo un’altra decina di date sul calendario.
E sappiamo già che accadrà sempre più o meno la stessa cosa. Che prima di iniziare a suonare, inconsciamente, penseremo alle persone che saranno giù dal palco come ai nostri nemici. È una cosa priva di ogni rancore. Però ci si guarda, e si pensa o si dice: Dai, facciamogli il culo. Sono i tuoi antagonisti. Sono lì perché si aspettano qualcosa, e tu devi convincerli. È come andare in scena. Devi fare uno spettacolo. Però non sei un attore. Non hai una parte. Sei te stesso.
Greimas elaborò una teoria, quella degli attanti. Ovvero persone che svolgono un compito, che hanno un ruolo, ma non sono personaggi, non sono attori, sono loro stessi, all’interno di un piano. Quando suoni sei un attante. Non ti metti nessuna maschera e non hai nessun copione, ma l’obiettivo è quello di lasciare senza parole. Quando capita anche a te, allora il momento è perfetto. Dissolvenza al nero. Titoli di coda.
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Capra dice delle cose giustissime, non che sia una novità. Dovrebbero conoscersi, lui e Catalano.
Ah, questi barabbisti che oltre a scrivere daddìo fanno anche i suonatori (forse ne conosci un paio).
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Niente, domani torno a lavorare.
(il pezzo è Controesodo, dal nuovo bellissimo disco di Giancarlo Frigieri, un altro che si autoproduce, pensa te)
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Poi ieri sera siamo andati a vedere i Gazebo Penguins, e quando han fatto questo pezzo, alla fine, io pensavo a lei. E un po’ mi son commosso.
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Si chiamano Tange’s Time e, oltre a essere dei genii, son dei miei amici. Hanno scritto questa canzone che si chiama “Sei morta dentro una sporta” che parla di Laura Palmer e, secondo me, anche del Natale.
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