Your web-browser is very outdated, and as such, this website may not display properly. Please consider upgrading to a modern, faster and more secure browser. Click here to do so.

Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

Post taggati libelli

Un bar che fino a pochi giorni prima era frequentato da bancari, studenti, pensionati, commercialisti, idraulici, sarti, professori di ginnastica, tabaccai, ortopedici, musicisti, impiegati comunali, bidelli, avvocati, fisioterapisti, garagisti e bibliotecari, tutto d’un tratto, dans l’espace d’un matin, come si dice, era diventato il bar dei vaticanisti. E discutevano fra loro, e si dividevano in fazioni, e c’erano i bene informati e i male informati, e c’era chi assicurava che il giorno successivo tutto sarebbe finito, e chi diceva che no, che per altri tre giorni niente fumata bianca, e era in tutto e per tutto quello che un mio amico chiamava la recita del pensare, e per un momento sembrava che radio, e giornali, e televisioni servissero a quello, a permettere alla gente di abbandonarsi a questa generale recita del pensare e per un attimo uno se lo dimenticava, che invece servono per vendere la pubblicità.

— (Paolo Nori, Noi e i governi; in La meravigliosa utilità del filo a piombo, Marcos y Marcos, 2011)


9 note Tags: gente che sa scrivere libelli l'odore della carta ben(e)detto

Che poi dev’essere qualcosa che sta girando dentro l’aria che respirano gli artisti, questa ibridazione, questo giochino metaletterario, post-moderno e post-umano, e magari li fa starnutire forte ogni volta che si ritrovano tra loro, e finisce che si scambiano il virus del post-laqualunque, perché ovunque ti giri, in questo periodo, ti trovi in mezzo a questa commistione di dati storici e immaginazione, di vero che diventa falso e falso che diventa vero.

(Aciribiceci - Considerazioni non richieste su Limonov e altre opere di difficile collocazione sugli scaffali)

Per quanto mi riguarda, Limonov, il libro, è un bel libro, ma non una cosa da far scoppiare la testa. In Limonov, il libro, ti appassioni a Limonov, il personaggio; ma dentro Limonov, il libro, c’è troppo Carrère, lo scrittore francese, che non è che sia tra i miei preferiti. Però, tutto sommato, è andata bene: adesso sto leggendo i libri di Limonov, lo scrittore russo, ed è - o sembra - un coglione galattico, ma quel coglione galattico, oh, sa scrivere. O il traduttore tradurre, si capisce.

(update: in merito alle biografie romanzate dei russi, consiglio TANTISSIMO questo libro qui)


3 note Tags: libelli l'odore della blogsfera intellettualoidismo ben(e)detto

E come con il maiale, così stanno le cose anche con tutti quegli animali che servono alla gente come fonte di benefici, e ai candidati parlamentari come insulti. Voi che presenziate spesso alle riunioni elettorali avete certamente già sentito il grido: «Tacete, bove!». Questo grido di nuovo fa torto a una determinata specie di animali, con il che non intendo naturalmente i candidati, faccio soltanto notare che questo grido in realtà loda il candidato stesso a cui viene rivolto, perché un bue ha un valore ben maggiore di un candidato. Un bue pesa sugli 800 kg, mentre un candidato non arriva neanche a 80 kg, e se vendete il bue ne ricavate quattro centoni, mentre vendendo il candidato non avrete nemmeno uno zecchino.

(Jaroslav Hašek, Storia del Partito del progresso moderato nei limiti della legge; cap. 14, Discorso sulla riabilitazione degli animali; ebook, Sugaman, 2012)


1 nota Tags: l'odore degli elettroni libelli ben(e)detto

Va bene sfasciarsi e morirne, ma quel che non si perdona a Elvis è che lasciò un cadavere grasso.

— (Guia Soncini, Come salvarsi il girovita)


Tags: libelli gente che sa scrivere ben(e)detto l'odore degli elettroni La Musica è finita


Poi magari a fine serata (Fabrizio Gabrielli, Sforbiciate; Piano B ed., 2012).

Poi magari a fine serata (Fabrizio Gabrielli, Sforbiciate; Piano B ed., 2012).


12 note Tags: gente che sa scrivere l'odore della carta libelli

(una volta c’era GoogleReader / edizione cumulativa post-polacca: e io che mi pensavo, L’apprendista libraio, Leonardo, Paolo Nori, Un omaggio?, I 400 calci, Bizzarro bazar)

Il dramma dei feedreader dopo una “vacanza” lo conosciamo tutti. Però delle volte, tipo questa, prima di “contrassegnare tutto come già letto”, che di suo è una pratica liberatoria come poche, qualcosa di bello ho leggiucchiato, qualcosa me lo segno come da leggere, e nello specifico:

1. (e io che mi pensavo) Intervista esclusiva a Davide Enia in occasione dell’uscita del suo romanzo Così in terra

In occasione dell’uscita del suo romanzo Così in terra (qui l’ebook), la redazione del blog letterario E io che mi pensavo ha incontrato Davide Enia per una intervista esclusiva.

2. (L’apprendista libraio) Esce l’8 febbraio

Un booktrailer.

3. (Leonardo sul Post) Il nostro uomo a Damasco

1975 anni fa oggi (un anno più uno meno) un piccolo uomo spaventato entra a Damasco, Siria, Impero Romano. Viene da Gerusalemme con una lettera di referenze del Sommo Sacerdote, ma non sa più che farne. L’idea alla partenza era far arrestare e portare davanti al Sinedrio (l’Inquisizione di allora) tutti gli ebrei damasceni appartenenti a una buffa setta eretica appena nata, che non ha ancora un nome: quelli che credono che il Messia degli Ebrei sia un tale crocefisso di recente. Il problema è che il piccolo uomo – Saul si chiama, come il re epilettico meno simpatico della Bibbia – non ci vede più, letteralmente. Strada facendo ha avuto un mancamento, è caduto (da cavallo? non si sa), ha visto una gran luce e forse ha anche sentito una voce, ed è ancora tutto scombussolato. Resterà in questo stato per tre giorni, senza mangiare. Poi fonderà una religione.

4. (Paolo Nori) Consigli

Mi sono accorto oggi di un’intervista di quest’estate, clic, dove dico delle cose insensate (per esempio dico che a Stalingrado ho visto grandi esempi di libertà, e io non ci sono mai stato, a Stalingrado).

5. (Un omaggio?) Storia di un menomato

Vedete a che guasti può portare l’ossessione per il proprio aspetto esteriore…! Io, ad esempio, sono (o meglio, lo ero: adesso sono solo un vecchio), io sono, dicevo, un uomo nient’affatto brutto, con un bel naso franco e diritto, capelli folti e lisci, di un colore tra castano e rossiccio, e labbra gentili, forse un po’ femminee, rese però meno equivoche da un mento piuttosto forte. Ma sono sempre stato miope, di una miopia sempre meno trascurabile man mano che passavo giorni e anni sui manuali di scuola e su altri accidenti dello studio e del lavoro. Solo che mi ero messo in testa che stessi male con gli occhiali; allora, in ogni occasione anche vagamente pubblica (anche se si trattava solo di un’uscita con gli amici, per dire), evitavo di presentarmi coi miei buffi occhiali d’osso - oh! detta così fa ridere: ma all’epoca, vi assicuro, erano occhiali normali… - e rinunciavo, di fatto, a gran parte delle mie facoltà visive.

6. (I 400 calci) Libri di sangue: I Know What You Did Last Summer

In cui ci diamo coraggiosamente alla letteratura, e vi andiamo a recuperare quei casi in cui un film è diventato talmente più famoso del libro da cui è stato tratto che probabilmente ne ignoravate o avevate dimenticato le origini. Chicche nascoste, tradimenti per il meglio e altre rivelazioni che non avreste immaginato.

7. (Bizzarro bazar) Maschere mortuarie

Le maschere mortuarie sono una delle tradizioni più antiche del mondo, diffusa praticamente ovunque dall’Europa all’Asia, all’Africa. Così come assieme al cadavere venivano spesso lasciati viveri, armi o altri oggetti che potessero servire al morto nel suo viaggio verso l’aldilà, così spesso coprire il volto con una maschera garantiva al suo spirito maggiore forza e protezione. Nelle tradizioni africane, queste maschere erano minacciose e terribili, per spaventare ed allontanare i dèmoni dall’anima del defunto. Nell’antico bacino del Mediterraneo, invece, la maschera veniva forgiata stilizzando le reali fattezze del morto: ricorderete certamente le più famose maschere funerarie, quella di Tutankhamen e quella attribuita tradizionalmente ad Agamennone.

Poi, basta, ho “contrassegnato tutto come già letto”. E adesso sto bene.


5 note Tags: una volta c'era googlereader cine libelli gente che sa scrivere cose così

Ascoltami buono, prete, accussì evitiamo di perdere tempo. Per ogni persona che mi arriva in palestra dalla tua parrocchia, io ti faccio avere, ogni domenica, pagata da ìddu, una offerta che tu m’avìssi a baciare le mani, prete. Quindi, quando dici messa, all’omelia ci devi consigliare ai fedeli di venire in palestra ’nni mmìa, il motivo t’u inventi tu, voi siete bravi a parlare, prete. Perché avìssero a venire in palestra? Ma come? Ma per formare un micidiale esercito della fede, cu tutti ’sti comunisti ogni giorno sempre peggio è. Io un cristiano a modo sono. Tutta la religione so, tutta quanta. C’è Gesù, figlio di Giuseppe e Maria. La sua parola è vangelo. Non uccidere, non rubare, non falsare, dieci cose così, alla Mosè. Poi, i miracoli: i pani, i pesci, la lebbra e quello spettacolare, l’acqua in vino. Però il popolo bestia sceglie Barabba e ’u Signuruzzu muore in croce, pare amen e invece no: tre giorni e risorge, tutto infuocato, cammina sulle acque, volano le colombe, i galli cantano


22 note Tags: gente che sa scrivere libelli f.o.t.t.a.

Circondato dalla corruzione

E allora mi chiedo questo: perché io di fronte alle pratiche corruttive, alle parole corruttive, ai gesti corruttivi, io faccio finta di niente, metto la testa sotto la sabbia? Tra le parole corruttive voglio segnalare assolutamente sì, che ha trasformato la parola più bella, – la parola del consenso, dell’adesione, della condivisione – in uno sgangherato grido di guerra. E che dire poi di quel gesto orrendo e massimamente corruttivo delle dita a «virgolette»? E della forza corruttiva che sprigiona dalle sigle a cui ora si affidano i musei? Prima i musei si chiamavamo Galleria Nazionale, Pinacoteca Cittadina, Museo Diocesano, che era un modo, già dal nome, di dirti cosa avresti trovato dentro il museo. Ora i musei si chiamano MARS, MADRE, MAN, MAS, ARCH, GNAM, GNUM per cui la prima cosa che ti chiedi è cosa diavolo vogliono dire quelle sigle. E Champions? In questa espressione, e nel modo allo stesso tempo subdolo e violento con cui ha cancellato la Coppa dei Campioni della mia infanzia, si annida una squassante forza corruttiva.

Io su questa cosa delle parole corruttive, dei gesti corruttivi ci devo tornare su, perché questo è il sentimento che mi accompagna, quello di essere circondato dalla corruzione, circondato al punto che anch’io ne faccio parte. Sarebbe peggio, penso, se ritenessi di non essere parte della corruzione, che la corruzione si ferma proprio dove inizio io, ché allora vorrebbe dire che sono matto.

(Luciano Marrocu, Le rivoluzioni vanno sempre storte, Sugaman, 2011; le pagine, non so, l’aifono dice da 365 a 367)


7 note Tags: ben(e)detto libelli

Questo libro, adesso che vien fuori il sole, puoi anche portartelo sotto l’ombrellone. È un Sugaman da mare.

Questo libro, adesso che vien fuori il sole, puoi anche portartelo sotto l’ombrellone. È un Sugaman da mare.


3 note Tags: elettrolibri libelli gente che sa scrivere

L’amore capovolto

Sebbene Corinne fosse abbastanza abituata a bere – la maggior parte dei suoi amici erano bevitori forti se non incalliti – non ordinò mai nemmeno un cocktail in compagnia di Ford. Né qualcosa che gli somigliasse, se è per questo. Temeva che se lui avesse avuto un improvviso, imprevisto impulso a prenderla fra le braccia – magari all’ombra di un qualche familiare paesaggio di periferia: il negozio di un sarto o quello di un optometrista, per esempio – avrebbe potuto trovare il suo fiato rivoltante.

Quando Ford finalmente la baciò, ovviamente lei era appena stata ad un cocktail party a sorpresa nel suo ufficio.

Il bacio avvenne nel ristorante cinese, circa dodici settimane dopo che si erano incontrati lì per la prima volta. Corinne stava correggendo le bozze di una copia della rivista – aspettando Ford. Lui arrivò, la baciò, si tolse il soprabito e si sedette. Fu il classico bacio disincantato dato dal classico marito disincantato appena arrivato in soggiorno direttamente dall’ufficio. Corinne, comunque, era troppo felice al momento per chiedersi quando lui fosse entrato in uno stato di grazia. Più tardi, quando ebbe modo di ripensare all’episodio, arrivò alla soddisfacente conclusione che l’evoluzione dei loro baci sarebbe avvenuta al contrario.

(J.D. Salinger, La foresta capovolta)

__________
La foresta capovolta è un libro che non esiste, almeno in Italia. L’ha tradotto – benissimo! – il prode Stefano Amato, che ve lo regala qui. Dategli due soldi, perché se li merita.


4 note Tags: gente che sa scrivere cose belle intellettualoidismo libelli elettrolibri