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La cosa bella di Urania, di Urania ai tempi nostri, è che sembra essere l’unica branca della Mondadori che osa vendere gli ebook DRM FREE (che sono, con i Social DRM, condizione necessaria e sufficiente perché io acquisti dei libri elettrici legalmente). E quindi adesso si possono comprare, per la prima volta tutti insieme in due volumi (uno e due), TUTTI i racconti di Fredric Brown (che sono più di cento, e tra i quali c’è pure Sentinella, apparso per la prima volta ne Le meraviglie del possibile di Solmi e Fruttero) per due spicci o poco più.
E io l’ho appena fatto.
E sono molto contento.
E non vedo l’ora che arrivi la pausa pranzo.

La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come si evince da quel command.com
(L’Antro Atomico del Dottor Manhattan - 20 cose che forse non sapevate su RoboCop; tra le quali: quando il film arrivò in sala, RoboCop aiutò ad arrestare un criminale vero. Nella città californiana di Sacramento, un ladro cercò di sfuggire agli agenti che lo inseguivano nascondendosi in un cinema. Ma il giuvinotto restò talmente affascinato dal film da non accorgersi che nel frattempo la sala era stata sfollata e attorno a lui c’erano solo poliziotti.)
È colpa degli americani? Tecnicamente no. C’è questa isola misteriosa dalle parti dell’Indonesia caratterizzata da una montagna a vaga forma di teschio – nessuno la chiama esplicitamente Skull Island, questo nome comparve direttamente nei materiali pubblicitari della RKO – che a causa di un enorme banco di nebbia che la circonda perennemente non viene visitata da parecchio, tant’è che all’oscuro del resto del mondo per motivi misteriosi quanto naturali, insieme a una tribù di selvaggi, sono sopravvissuti tutti i dinosauri. In King Kong vs. Godzilla (1962) viene azzardata l’ipotesi che tutto ciò sia possibile grazie al consumo costante di una particolare marca di ciliegie che cresce solo da quelle parti. Nel King Kong del ’76 invece quel drittone di Jeff Bridges (probabilmente già Drugo nell’animo) dà la colpa del banco di nebbia perenne alla fiatella dei mostri. Giuro, riguardatelo. Sono comunque gli americani – e in seguito anche i giapponesi – ad andare a rompere i coglioni a Kong quando stava benissimo dove stava. […]
Come si sconfigge: facendogli annusare la patata. Quando Kong sente odore di figa (rigorosamente bionda) non capisce più niente – sul serio, se avete visto l’originale del ’33 soltanto in tv può essere che fosse una versione accorciata della scena in cui lui strappa i vestiti a Fay Wray con sguardo arrapato. A quel punto lo si spara tante, tante, tante, tante, tante volte finché non cade da un posto molto alto. No, più in alto del tavolo o del letto a castello: meglio qualcosa tipo un grattacielo. […]
E questa, miei bambini, in sintesi, era la storia di com’è nato il cinema.
(Come Non Detto: DAI ARD - la recensione)
(Il dottor Ortolani mi trova essenzialmente d’accordo su tutta la linea. Per esempio, dopo che dissi sull’internet una cosa del tipo: «essere appena stati a Mosca, aver dormito nel gemello dell’Hotel Ucraina e guardare Die Hard 5 è UNA GODURIA», mi scrissero prontamente due o tre persone dicendomi: «ma lo sai, vero, che l’han girato a Budapest?», e io: «sì, lo sapevo. Ma per me non è un problema». ALÈEEE!!)
(i400calci - Die Hard: Un Buon Giorno Per Far Esplodere Tutto)
Come ho già detto da un’altra parte, vedere Die Hard 5.0 dopo essere appena stato a Mosca e aver dormito nel fratello gemello dell’hotel Ucraina (anzi, nella sorella, ché quei palazzi lì sono sette e vengono chiamati “le sette sorelle di Stalin”; l’hotel Leningrado è dove ho dormito io, l’Ucraina è quello dove nel film succede, tra le altre, la cosa delle vetrate) è stato, senza voler troppo scomporsi, né più né meno, UNA FOTTUTA GODURIA.
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