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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

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La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come si evince da quel command.com

(L’Antro Atomico del Dottor Manhattan - 20 cose che forse non sapevate su RoboCop; tra le quali: quando il film arrivò in sala, RoboCop aiutò ad arrestare un criminale vero. Nella città californiana di Sacramento, un ladro cercò di sfuggire agli agenti che lo inseguivano nascondendosi in un cinema. Ma il giuvinotto restò talmente affascinato dal film da non accorgersi che nel frattempo la sala era stata sfollata e attorno a lui c’erano solo poliziotti.)

La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come si evince da quel command.com

(L’Antro Atomico del Dottor Manhattan - 20 cose che forse non sapevate su RoboCop; tra le quali: quando il film arrivò in sala, RoboCop aiutò ad arrestare un criminale vero. Nella città californiana di Sacramento, un ladro cercò di sfuggire agli agenti che lo inseguivano nascondendosi in un cinema. Ma il giuvinotto restò talmente affascinato dal film da non accorgersi che nel frattempo la sala era stata sfollata e attorno a lui c’erano solo poliziotti.)


2 note Tags: pensa te nerdismo l'odore della celluloide sci fi l'odore della blogsfera

Ieri, 4 Maggio 2013, c’è stata una memorabile edizione della Neil Young Convention. […] Quest’anno con mia moglie abbiamo portato il nostro banchetto per il Canile di Arceto, dove vendiamo vinili, Cd, libri, vestiti ecc…C’è della bella roba. Molte persone comprano e tornano. E’ andata molto bene. Ma non volevo parlare di questo.
A un certo punto, ieri pomeriggio arriva un ragazzino di 8 anni con una stampella, si avvicina e con una decisione che non avevo mai visto in un ragazzino del genere chiede “Cos’hai di FUNKY?”.
Io do un’occhiata al banco dei CD e non è che abbia tantissimo, però trovo “I just can’t help myself” di Terry Callier a 3 euri e gli dico “Cavoli, questo è tosto.” Lui guarda, lo mette da parte. “E POI?” chiede, sempre con quel tono che nei telefilm di Starsky e Hutch hanno gli spacciatori portoricani.
E poi non mi ricordo, che ero un attimo stupefatto dalla situazione, ma qualcos’altro l’ho trovato, sempre a 3 euri. Poi guardando in giro vedo “PLAY” di Moby e gli dico “Anche questo potrebbe piacerti” e sono ancora intontito dal fatto che sto parlando con un bambino di 8 anni. Lui prende il disco di Moby, lo gira e poi dice “Nooo… è bianco, non mi interessa”.
Si volta verso sua madre e dice “Mamma, due cd di funky a 6 euro. E’ un buon investimento”. La mamma tira fuori i soldi e lui, tutto contento, si mette in saccoccia i due cd.
Sono basito. Il prossimo anno mi porto un dischetto minore di Fela Kuti e glielo regalo, quasi quasi.


3 note Tags: pensa te roba nera l'odore della blogsfera La Musica è finita

Il nesso obliquo (Stefano Bartezzaghi, Il Fantozzi della lingua italiana; appendice a Paolo Villaggio, Fantozzi, rag. Ugo - La tragica e definitiva trilogia; Rizzoli, 2013)

Il nesso obliquo (Stefano Bartezzaghi, Il Fantozzi della lingua italiana; appendice a Paolo Villaggio, Fantozzi, rag. Ugo - La tragica e definitiva trilogia; Rizzoli, 2013)


12 note Tags: l'odore della carta ben(e)detto pensa te

Estate e autunno del 1912. Franz si sveglia verso le 7, dalle 8 alle 2 o 2.20 è in ufficio all’Istituto di Assicurazione contro gli Infortuni dei Lavoratori, fino alle 3 o 3.30 fa colazione (poche cose: yogurt, frutta, noci), poi va a dormire («per lo più solo tentativi»: è quasi un mese che vede solo montenegrini nei loro abiti complicati, «con una chiarezza da mal di testa») fino alle 7.30, poi fa 10 minuti di ginnastica, nudo, con la finestra aperta (dorme anche con la finestra aperta, anche d’inverno), poi fa un’ora di passeggiata, generalmente solo, a volte con Max, poi cena con la famiglia (tiene la forchetta, per così dire, «con la mano sinistra»), poi alle 10.30, ma a volte anche 11.30, si mette a scrivere, e continua secondo «l’energia, la voglia o la fortuna» fino all’1, alle 2, alle 3, a volte perfino alle 6, poi fa ancora un po’ di ginnastica, si lava e si mette a letto, «per lo più con leggeri dolori al cuore e con sussulti ai muscoli dell’addome». Seguono «tutti i tentativi possibili» per addormentarsi, «per raggiungere cioè l’impossibile».

Il Diario, alla data del 1 giugno, riporta la frase: «Non ho scritto niente». Il 7 «Oggi non ho scritto niente. Domani non ho tempo». Il 9 luglio «Quanto tempo non scrivo!». Il 10 agosto «Niente, niente». L’11 «Niente, niente». il 16 «Niente, né in ufficio né a casa».

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre, «dalle 10 di sera alle sei del mattino, in un fiato» ha scritto La condanna. Poi Il disperso (cioè America). Infine, tra mille tormenti, ha iniziato un altro «raccontino».


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Ghostbusters nasce dalle ceneri di un altro progetto, una trasposizione di Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams (/inchino). Ivan Reitman e i due associate producer Joe Medjuck e Michael C. Gross iniziano a lavorare con Adams (che sforna loro tre diverse proposte). Poi a un certo punto si pensa di tirare dentro Dan Aykroyd per fargli interpretare Ford Prefect. Ma Aykroyd ha questa idea nel cassetto di un film su dei tizi che acchiappano i fantasmi, e a Reitman, Medjyck e Gross non sembra poi malaccio…

— (L’antro atomico del Dr. Manhattan - 20 cose che forse non sapevate su Ghostbusters; aggiungo anche l’incipit del post, ché mi sembra esaustivo: «Ghostbusters - Acchiappafantasmi, è un altro film cult di quegli anni lì. Quegli anni lì che erano giusto un paio, una manciata di mesi in cui è uscito al cinema l’impossibile, si andava sedimentando l’immaginario di un’intera generazione. E di quella successiva. E di quella dopo ancora. Giusto per limitarci ai film già oggetto della rubrica 20 cose che forse non sapevate su e non spoilerare niente sulle prossime scelte, Ritorno al Futuro e I Goonies sono dell’85, Ghostbusters dell’84, Aliens - Scontro finale dell’86. REgazzini degli anni Duemila soocare.»)


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«Soffrivano di una pronunciata schizofrenia clinica: Tasso, Newton, Lenz, Holderlin, Swedenborg, Panizza, Van Gogh, Gogol’, Strindberg; erano schizofrenici latenti: Kleist, Claude Lorrain; paranoici: Gutzkow, Rousseau, Pascal; ipocondriaci: Thorwaldsen, Weber, Schubert, Chopin, Liszt, Rossini, Molière, Lichtenberg; con tendenza all’avvelenamento: Mozart; al suicidio: Raimund. Ebbero attacchi isterici: Platen, Flaubert, Otto Ludwig, Molière. Morirono di paralisi: Makart, Manet, Maupassant, Lenau, Donizetti, Schumann, Nietzsche, Jules Goncourt, Baudelaire, Smetana. Morirono di rimbambimento da arteriosclerosi: Kant, Gottfried Keller, Stendhal, Linneo, Bòcklin, Faraday. Morirono suicidi: Kleist, Van Gogh, Raimund, Weininger, Garsin. Ebbero istinti anormali in senso omoerotico: quaranta.

Per tutta la vita furono asessuali: Kant, Spinoza, Newton, Menzel (famoso il passo del suo testamento: «manca qualunque colla autogena fra me e il mondo esterno»). Bevevano, e bere non significa una borghese assunzione di liquidi, come per esempio nel caso di Goethe, che per tutta la vita bevve da una a due bottiglie di vino al giorno, ma un bere con l’intenzione dichiarata di ubriacarsi: oppio: Shelley, Heine, De Quincey (cinquemila gocce al giorno), Coleridge, Poe; assenzio: Musset, Wilde; etere: Maupassant (oltre ad alcol e oppio), Jean Lorrain; hascisch: Baudelaire, Gautier; alcol: Alessandro (che in stato di ubriachezza uccise il suo migliore amico e mentore e morì per le conseguenze di eccessi gravissimi), Socrate, Seneca, Alcibiade, Catone, Settimio Severo (morì in stato di ubriachezza), Cesare, Maometto II il Grande (che morì in preda a delirium tremens), Steen, Rembrandt, Carracci, Barbatelli Poccetti, Li T’ai-po («il grande poeta bevitore» morì a causa dell’alcol), Burns, Gluck (vino, acquavite; morì di etilismo acuto), il poeta Schubart, Schubert (bevve a partire dai quindici anni), Nerval, Tasso, Hàndel, Dussek, G. Keller, Hoffmann, Poe, Musset, Verlaine, Lamb, Murger, Grabbe, Lenz, Jean Paul, Reuter (dipsomane, beone a intervalli), Scheffel, Reger, Beethoven (morì, come è noto, di cirrosi epatica, provocata da alcolismo).

— Quasi tutti furono celibi, quasi tutti senza figli, di matrimoni felici si sa solo a proposito di una mezza dozzina di musicisti, e inoltre di Schiller e di Herder. Molte malformazioni corporee: Mozart aveva orecchie deformi di origine atavica, Scarron era uno storpio senza gambe, Toulouse-Lautrec sciancato dalla fanciullezza, Verlaine aveva orecchie a ventola; uno era idrocefalico, un altro aveva la mascella superiore affetta da prognatismo criminale, un altro una fronte sfuggente bestiale, un altro figli idioti -; l’elemento produttivo, da qualunque parte lo si tocchi, risulta una massa intrisa di caratteristiche stigmatizzanti, ubriachezza, ebetudine, parossismi; un viavai di istinti deviati, anomalie, feticismi, impotenze —: non esiste insomma un genio che sia sano?»


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Da Villa San Giovanni a Messina. Il ponte sullo stretto che ci piace. (via trivigante e la tragenda)

Da Villa San Giovanni a Messina. Il ponte sullo stretto che ci piace.
(via trivigante e la tragenda)


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Jeff Bridges, le photographe. (via La boite verte)Ed è molto, molto meglio di quando si mette a suonare.

Jeff Bridges, le photographe. (via La boite verte)
Ed è molto, molto meglio di quando si mette a suonare.


15 note Tags: l'odore della blogsfera pensa te gente figa un bel po' l'odore della celluloide cose così gente che fotografano

5 - Scott si impegnò con grande dedizione per riuscire a litigare ferocemente praticamente con tutte le persone impegnate nella realizzazione del film. Le condizioni estreme delle riprese - come 33 giorni consecutivi di riprese notturne trascorsi a ingollare il fumo sparato sul set - e gli atteggiamenti del regista gli alienarono praticamente da subito le simpatie della crew. Un’intervista rilasciata alla stampa inglese, in cui Scott dichiarava di preferire le maestranze inglesi, perché abituate ad eseguire gli ordini senza far storie, rispondendo solo un “Yes, gov’nor”, fece il resto. Gli uomini della troupe, capeggiati dal responsabile del trucco Marvin G. Westmore, che aveva letto l’intervista, si fecero stampare delle magliette con la scritta “Yes, gov’nor, my ass” sul davanti e altre robe goliardico-fescennine sul retro, e le indossarono sul lavoro. Scott reagì facendosene realizzare una con su scritto “Xenophobia sucks”. La tensione si tagliava ogni giorno sul set con un grissino tagliatonno, e molti membri della crew presero a chiamare il film Blood Runner.
19 - Sullo spinner, l’auto volante della polizia usata da Deckard e Gaff, si vede lo schermo di un computer. È lo stesso schermo apparso in Alien quando Ripley fugge dalla Nostromo. Per gli amanti dei gomblotti, è un altro chiaro segno del fatto che i due film siano ambientati nello stesso universo, messo lì trent’anni prima che venisse anche il resto.


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