
Questo è il comodino del prode Carlo Dulinizo, noto agitatore culturale, che dice:
Io proprio non riesco a dormire senza prima leggere. Non ci riesco. Se ci provo la testa comincia a fare mille pensieri e passo il tempo a segnarmi le frasi su un taccuino che nella foto non c’è. Quindi per scrivere comincio ad accendere e spegnere la luce come le piste d’atterraggio. E possono passare ore così. La pila di libri perciò è un antidoto al black-out condominiale.
Ed è tutto vero. Ho verificato.
La foto fa parte di un progetto bizzarro e bellissimo di classificazione dei comodini della gente da parte di Emiliano Zanichelli (che non conosco dal vivo ma che ha tutta la mia stima).

Mi ricorda qualcosa. (Paola Soriga, Dove finisce Roma; Einaudi Stile Libero, 2012.)
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(Il Messaggero, edizione di Civitavecchia) «gajardi» (Taken with instagram)

Quello scroccone di Sergej Michajlovich (Giovanni Maccari, Gli occhiali sul naso. Vita romanzesca dello scrittore Isaak Babel’ e dei suoi anni tempestosi; Sellerio, 2011).
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In cui ci diamo coraggiosamente alla letteratura, e vi andiamo a recuperare quei casi in cui un film è diventato talmente più famoso del libro da cui è stato tratto che probabilmente ne ignoravate o avevate dimenticato le origini. Chicche nascoste, tradimenti per il meglio e altre rivelazioni che non avreste immaginato.
Il libro: First Blood, di David Morrell (1972)
Il film: Rambo, di Ted Kotcheff (1982)
(Sly ha scritto un romanzo, tanti anni fa. Si chiama Taverna Paradiso. E volevo farvi sapere che tra meno di un mese compio gli anni. Grazie.)