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La cosa bella di Urania, di Urania ai tempi nostri, è che sembra essere l’unica branca della Mondadori che osa vendere gli ebook DRM FREE (che sono, con i Social DRM, condizione necessaria e sufficiente perché io acquisti dei libri elettrici legalmente). E quindi adesso si possono comprare, per la prima volta tutti insieme in due volumi (uno e due), TUTTI i racconti di Fredric Brown (che sono più di cento, e tra i quali c’è pure Sentinella, apparso per la prima volta ne Le meraviglie del possibile di Solmi e Fruttero) per due spicci o poco più.
E io l’ho appena fatto.
E sono molto contento.
E non vedo l’ora che arrivi la pausa pranzo.

La CPU di RoboCop gira su MS-DOS, come si evince da quel command.com
(L’Antro Atomico del Dottor Manhattan - 20 cose che forse non sapevate su RoboCop; tra le quali: quando il film arrivò in sala, RoboCop aiutò ad arrestare un criminale vero. Nella città californiana di Sacramento, un ladro cercò di sfuggire agli agenti che lo inseguivano nascondendosi in un cinema. Ma il giuvinotto restò talmente affascinato dal film da non accorgersi che nel frattempo la sala era stata sfollata e attorno a lui c’erano solo poliziotti.)
(Leonardo, su un portale di eventi di Cuneo, pensa te)
Il guaio principale con Cloud Atlas, religiosamente parlando, rispetto a Matrix (magari più il primo degli altri due) e V for Vendetta (dimenticatevi un attimo del fumetto e del suo papà barbuto), è la completa mancanza del mistero. In Cloud Atlas è tutto troppo chiaro e lineare, nonostante visivamente le storie si intreccino e si accavallino in modo forsennato per tutte le tre ore. E insomma: c’è lo spiegone, in parte esplicito, in parte facilmente deducibile; e c’è un finale chiuso e lieto. All’uscita del cinema, dopo Matrix (magari più il primo degli altri due; ma forse anche il secondo) potevamo star lì a chiederci ”e se ci fosse qualcosa, là fuori, che ci controlla?”, dopo V for Vendetta eravamo ancora lì a domandarci ”e se facessimo qualcosa, adesso, verso chi ci controlla?”, dopo Cluod Atlas, ahinoi, siamo lì a cercare di capire se ce ci è piaciuto, e a dirci: “ma te, ti sei accorto che il tal personaggio, nella tal epoca, era il tal attore truccatissimo?”. E torniamo a casa soddisfatti, magari, ma pieni di risposte.
(Comunque, ieri sera ero nello stesso cinema di Leonardo. Il piccolo cineforum con lui, nel parcheggio, è valso il biglietto.)

Un refuso nella didascalia iniziale di Terminator. Non so voi, ma da stasera il mio mondo è un po’ finito.
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