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Many in Wonderland

(cose così) di Marco Manicardi

Post taggati tirando le somme

addEUS

Sarà che sto compilando questo ebook sulla sfiga e sono un po’ sfortunato, sarà lei, che col concerto dei Pearl Jam mi ha rovinato tutti quelli a venire, saranno la stagione strana e il tempo balzano, non so, sarò io, forse, fatto sta che ultimamente, della gente che suona, non rimango mai soddisfatto.

Peccato, per i dEUS, che il concerto sia iniziato in orario, alle nove e qualche minuto, caso rarissimo in Emilia, perché stavo mangiando un panino con la porchetta e bevendo una birra allo stand toscano della Festa del PD, e nell’altra mano, su un vassoio traballante, avevo delle frittelle salate che a guardarle era un ribollire di saliva e succhi gastrici. Solo che mi son cadute per terra, le frittelle, e le ho tirate su piene di polvere di cemento e capelli: le ho buttate nell’organico.

Peccato, per i dEUS, che i pezzi da The Ideal Crash in poi, peggio ancora per quelli dell’ultimo disco o per gli inediti, dal vivo facciano un po’ schifo. Han cominciato con quelli e la mia signora mi ha chiesto se c’era il gruppo spalla, lì, sul palco. No, le ho risposto, mi sa proprio che son loro, però Barman è dimagrito, mi sembra.

Peccato, per i dEUS, che il concerto sia durato un’ora e mezza, ma forse anche meno, e che tutti aspettassero Hotel Lounge e cose così, e anche lei aspettava Hotel Lounge, e anche io l’aspettavo, di rimando, per vederla contenta, e invece niente. Hanno chiuso con una Suds & Soda come se fossero degli one hit wonder. O almeno, l’han suonata dando quell’impressione lì.

Peccato, per i dEUS, che la voce di Barman fosse meno in forma di quella del chitarraio matto. E no, non m’interessa se a Barman son sanguinate le mani mentre suonava, vuol dire che ha sbagliato a usarle, le mani sulla chitarra, o ha fatto del teatro. Al bassista, invece, erigeremo un monumento.

Peccato, per i dEUS, che fosse la prima volta che li vedevo dal vivo e non avessi termini di paragone con i dEUS del passato, perché me li aspettavo sguaiati, baracconi, deflagranti, e invece eran lì, bravi, per l’amor di dio, ma tutto sommato stanchi e un po’ impalati.

E finisce che faccio sempre la figura del burbero. Sarà il tempo, sarà la sfiga, sarà stata tutta colpa dei Pearl Jam. Sarò io, forse. Ma tutto il resto mi è piaciuto. E con For The Roses avevo anche gli occhi lucidi e cantavo, cantavo a voce alta: era un po’ che non lo facevo. Fa star bene. Devo rifarlo, prima o poi.


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